domenica 6 novembre 2011

La macrobiotica come antidoto al pericolo nucleare?

presw Aprile 1st, 2011

Se la data odierna (1 aprile) potrebbe benissimo farlo supporre, voglio subito assicurare che quanto sto per raccontare non è affatto un pesce d’aprile.

Quando il 9 agosto 1945, dopo il primo bombardamento atomico avvenuto ad Hiroshima tre giorni prima, fu sganciato il secondo ordigno nucleare su Nagasaki, avvenne quello che alcuni ricordano ancora come “il miracolo di Nagasaki“.

C’erano due ospedali equidistanti dall’epicentro dell’esplosione (all’incirca un miglio). In uno di questi, l’ospedale S. Francesco, il dottor Akizuki, allora direttore del dipartimento di Medicina Interna, subito dopo il tragico evento, fatti rifugiare tutti i suoi pazienti e collaboratori nei sotterranei del fabbricato, fece servire loro pasti a base di riso integrale, zuppa di miso (prodotto tipico giapponese a base di soja fermentata), alghe marine wakame e kombu e zucca hokkaido.

Questa dieta, che il dr. Akizuki, avendo letto i libri di Ohsawa sulla macrobiotica, istintivamente aveva pensato essere la più adatta in una simile emergenza, fu l’unico nutrimento assunto per diversi giorni da tutti i protagonisti di quella terribile disavventura e che permise loro di sopravvivere indenni, mentre la maggior parte delle altre persone presenti al momento della tragedia in quello stesso ospedale, come pure nell’altro, morirono o riportarono gravi danni.

Quest’episodio, assieme ad altri casi analoghi isolati riscontrati dopo il bombardamento di Hiroshima, fu lo spunto per una serie di ricerche in Giappone e in America che finirono per individuare i fattori responsabili di quegli eclatanti risultati.

Si scoprì, ad esempio, che gli alginati presenti nelle alghe marine hanno la proprietà di chelare (agganciare) elementi tossici come lo stronzio radioattivo e metalli pesanti (ugualmente tossici) come piombo, mercuriocadmiobario, e far sì che la nuova molecola così ottenuta (inassorbibile) venga espulsa con le feci.

In tal modo si è visto che è possibile ridurre l’assorbimento della sostanza radioattiva fino all’80%.

Inoltre in questi vegetali marini è stato scoperto un polisaccaride che si lega selettivamente allo stronzio (ma anche ad altri elementi indesiderabili), consentendone l’eliminazione.

E tutto questo senza interferire con l’assorbimento del calcio, come hanno dimostrato vari esperimenti in cui si somministrava a delle cavie stronzio-90 e calcio, dopo aver fatto loro assumere alginato di sodio.

Come afferma Steven Schecter in un suo libro, “Non c’è nessuna categorìa di alimenti in grado di offrire altrettanta protezione delle alghe nei confronti delle radiazioni”.

Altri studi sono stati condotti dal dr. Kazumitsu Watanabe, direttore del centro studi sulle radiazioni atomiche dell’Università di Hiroshima, sulle proprietà del miso, un prodotto tradizionale giapponese, ottenuto facendo stagionare la soja assieme ad un cereale e sale, conosciuto in occidente soprattutto per l’uso che se ne fa in macrobiotica.

Sembra che esso aiuti a depurare il corpo stimolando il metabolismo e la circolazione, forse grazie alla sua particolare ricchezza di enzimi dovuta alla sua carica batterica.

E’ riconosciuto benefico in primo luogo per l’intestino, essendo ricco di fermenti lattici, particolare, questo, che si rivela provvidenziale in una emergenza atomica, in quanto si è visto che in caso di esposizione a radiazioni le prime cellule ad essere colpite e a morire sono quelle della mucosa intestinale.

In un gruppo di topi, infatti, ai quali era stato somministrato sperimentalmente del miso nella loro dieta per un certo periodo, dopo aver fatto loro assorbire una dose di radiazioni normalmente letale per gli umani, si constatò la sopravvivenza del 60% di essi, contro il 9% in un gruppo di controllo che non aveva assunto miso.

Sono infine da menzionare i cereali integrali, che contribuiscono a proteggerci in diversi modi:

essendo alla base della catena alimentare, pur se contaminati, presentano una concentrazione di veleni più bassa rispetto ad altri alimenti che sono più in cima alla catena, come la carne e i pesci di grandi dimensioni (che si nutrono evidentemente di pesci piccoli, e che quindi tendono a concentrare maggiormente al loro interno eventuali contaminanti);

il loro contenuto di fibre e fosforo fa sì che eventuali tossine vengano assorbite e inglobate in esse, e così espulse;

sempre per la presenza di fibra, i cereali accelerano il transito intestinale e così le tossine hanno meno tempo per poter essere assorbite;

il loro pH è molto meno acido di quello degli alimenti di origine animale, perciò, con l’aggiunta di adeguate quantità di vegetali, si raggiunge più facilmente un pH ottimale, che è leggermente alcalino (7,4), condizione, questa, che è alla base della nostra resistenza alle malattie;

il loro contenuto in vitamine del gruppo B, di vitamina E e selenio è fondamentale per la funzionalità del sistema immunitario e per neutralizzare i radicali liberi, che si formano in grandi quantità sotto l’effetto di radiazioni.

E se questi sono solo dati di laboratorio, anche la cronaca riporta casi assolutamente degni di rilievo, come quello dei medici Lidia Yamchuk e Hanif Shaimardanov di Cheljabinsk, città industriale russa, dove negli anni ‘80 hanno fondato la prima associazione macrobiotica sovietica.

In un ospedale di quella città, dove il tasso di incidenza dei tumori è molto elevato, a causa della vicinanza di un lago dove fin dagli anni ‘50 sono stati scaricati rifiuti radioattivi, i due dottori hanno provato ad adottare cure non convenzionali, come dieta ed agopuntura, per pazienti affetti da leucemìa, linfoma ed altri tipi di tumori, con risultati molto interessanti.

Sempre in Russia il dr. Yuri Stavitski, patologo, avendo subìto danni da radiazioni e un tumore alla tiroide per aver fatto volontariato come radiologo a Chernobyl dopo lo storico incidente, constatò un netto miglioramento in seguito alla pratica della macrobiotica.

C’è da dire però che, per quanto questi studi possano essere approfonditi ed accurati, sono in grado di evidenziare solo i fattori che direttamente influenzano i sintomi riscontrabili.

Dal punto di vista strettamente macrobiotico, invece, è la condizione generale a contare maggiormente. Condizione che si esprime sinteticamente in un equilibrio ottimale fra fattori di natura contrattiva (yang) e fattori ad effetto espansivo (yin).

Le radiazioni atomiche sono una forma di energia con caratteristiche estremamente centrifughe (yin), perciò la loro invasività sarà tanto maggiore quanto più la condizione del nostro corpo sarà sbilanciata in termini yin-yang, perchè tutti i fenomeni dell’universo sono determinati dalla forza di attrazione o repulsione fra elementi che si trovano ad interagire.

La dieta moderna occidentale, a base di cibi di polarità yin-yang estrema, troppi alimenti di origine animale, prodotti industriali, raffinati e zucchero, porta inevitabilmente ad un cronico squilibrio energetico, indebolimento generale (particolarmente del sistema immunitario) e genera un ambiente interno tendente all’acidità, tutte condizioni che rendono molto più vulnerabili all’effetto delle radiazioni.

Con questo voglio dire che solo un cambiamento radicale e adeguato al soggetto può offrire le migliori garanzìe contro la minaccia nucleare, oltre che giovare sul piano generale.

Del resto il dr. Akizuki (che per il suo operato fu insignito di alcuni riconoscimenti, fra cui quello di Cavaliere dell’Ordine di S. Silvestro da parte del Vaticano) era stato tassativo col suo staff nel proibire lo zucchero in tutte le sue forme e altri prodotti di consumo moderni fra i più deleteri: non credo proprio che i sopravvissuti alla tragedia di Nagasaki dell’ospedale  S. Francesco se la sarebbero cavata altrettanto bene se si fossero limitati ad aggiungere zuppa di miso, alghe ed integratori multivitaminici a salsicce e Coca-Cola. 

Michele Nardella

La Dieta per la Prevenzione del Cancro

3 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Questo articolo interessantissimo mi era proprio sfuggito!
    Grazie per averlo pubblicato su Facebook!
    Risponde ad una domanda che da tempo mi pone un'amica che abita nella terra dei fuochi!
    Grazie per il prezioso lavoro che svolgi!


    Scusa se ho eliminato il commento sopra, ma erano usciti troppi refusi e mi irritava!

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  3. Grazie Sara, come forse saprai sono particolarmente propenso a pubblicare notizie sensazionali di cui però per qualche motivo nessuno parla e questa non me la potevo proprio lasciare sfuggire.
    Mi fa dunque piacere che ci sia chi apprezza.

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