lunedì 9 aprile 2012

L' INGANNO DEL LATTE, dal biberon all' osteoporosi: una storia di amore e sofferenza


Questo è il report che avrei voluto scrivere io.

Essendo invece stato preceduto da due persone straordinariamente in gamba, come gli amici Leonardo di Paola e Viviana Taccione, titolari, fra l' altro, del blog www.autodifesalimentare.it, che ne hanno  fatto un lavoro davvero egregio (come penso non avrei potuto uguagliare), ho pensato di concedermi almeno la soddisfazione di recensirlo.

Chi mi conosce sa che con me si sfonda una porta aperta, perchè sa come la penso a proposito del latte.

Forse questo ha a che fare col mio passato di latte-dipendente (ne parlerò più avanti), in ogni caso  a questo tema  ho sempre dato molta considerazione, come si può già capire buttando lo sguardo sulla colonna destra di questo blog, sotto la voce "etichette", avendolo toccato in diverse occasioni, e dedicandogli espressamente  diversi articoli,  fin da quando  l' attuale controtendenza non era ancora così evidente e pressante nei confronti della corrente culturale dominante, tradizionalmente convinta sostenitrice dei latticini.

Dunque era inevitabile che mi interessassi anche di questo nuovo documento, che si può, senza retorica, considerare una pietra miliare nel campo delle iniziative a favore di una politica olistica nel pieno senso della parola.

Certamente ci sarà chi penserà che sono di parte, ma ho abbastanza argomenti per dimostrare che le mie non sono solo parole.

Ho parlato di politica olistica, in quanto ancora pochi si rendono conto delle effettive dimensioni del problema, o tengono in considerazione che, se le nostre scelte alimentari pesano parecchio non solo sulla salute, ma anche sull' economia e sull' ambiente, nel caso dei latticini le loro implicazioni sono ancora maggiori, e al contempo la soluzione ancora più difficile, per i motivi che sono ben illustrati appunto nell' ebook in questione e che io stesso mi accingo ad accennare.


Di letteratura che mira a sfatare quello che probabilmente è il più grosso mito in campo alimentare, mettendo in guardia dai danni di latte e derivati, ce n'è a iosa, basta cercare e chi vuole avrà sicuramente pane per i suoi denti. Del resto i banner che ho sempre esposto nei miei articoli che trattano quest' argomento lo stanno a testimoniare, e anche nel report di cui mi sto occupando sono menzionati tutti i libri esistenti più o meno reperibili, compresi i testi in inglese, oltre ai siti internet che trattano l' argomento.

Io ne ho letto una  parte (altri visionati, o letto qualche recensione), ma devo dire che, al di là delle (scontate) considerazioni sulla salute umana (che pure sarebbero un motivo più che sufficiente per suscitare tutto l' interesse che meritano, anche perchè, com'è facile immaginare, si tratta di informazioni che non circolano sui comuni canali), il merito principale di Leonardo e Viviana in questo lavoro, e che lo distingue dalle altre pubblicazioni simili, è quello di aver saputo affrontare questo scottante discorso nella sua giusta prospettiva, che è poi quella storica,  implicante un' attenta valutazione della realtà presente, che vede l' umanità alle prese con una crisi universale senza precedenti.

E' proprio questa la prerogativa de "L' Inganno del Latte", che evidentemente non si prefigge solo di vendere più copie possibili per sfruttare la tendenza del momento, bensì di contribuire a creare, attraverso una trattazione a 360 gradi,  una nuova consapevolezza nei consumatori, premessa imprescindibile per un cambiamento concreto e a lungo termine.

Non è affatto facile far cambiare abitudini alimentari alla gente, per vari ordini di motivi. Basta tenere acceso il televisore quanto basta per accorgersi che tutti i santi giorni, dalla mattina alla sera non si fa che pubblicizzare il peggio del peggio: tra Kinder bueno-bontà a cuor leggero, Fiesta-nutre con piacere, Kinder fetta al latte-il giusto equilibrio tra nutrimento e gusto, e "Che mondo sarebbe senza Nutella?" ("Sicuramente migliore", sarebbe la mia ironica risposta), è sempre la solita solfa.

E quando non si tratta di merendine e altri dolciumi, sono i salumi e i formaggi. Insomma, più malsani sono i prodotti e più sono reclamizzati: avete mai visto in tv la pubblicità del riso integrale? Dei legumi? Degli ortaggi non industriali? Delle alghe?

Francamente mi fa un pò pena pensare a tutti coloro che si avventurano in campagne di corretta educazione alimentare, perchè significa doversi impegnare in una lotta impari.

Ma se per la pubblicità si capisce benissimo il fine commerciale, la cattiva informazione che ci arriva sempre attraverso gli stessi mezzi, spesso manipolata dalle lobby che ci sono dietro, è  più subdola, e per questo anche più pericolosa .

Anzi, la mia netta impressione è che, proprio come reazione all' inesorabile, seppur lento, avanzare della cultura alternativa salutista, stiamo assistendo ad un rigurgito di informazione-spazzatura, e questo vale in particolare per l' argomento che stiamo trattando: il latte, il più duro a resistere, come vedremo tra breve.

Giusto per dare un saggio di quello che dico, ecco un paio di utilissimi link che si riferiscono ad articoli recenti:

Latte per una pelle favolosa

Il latte fa bene al cervello

Un altro motivo non meno importante è che l' industria alimentare (e nella fattispecie quella del latte in tutte le sue declinazioni) ha un giro d' affari immenso e non è neppure disposta ad affrontare un discorso del genere (soprattutto in un momento così difficile per l' economia come quello attuale), il che è anche comprensibile.

Poi ci sono motivi di ordine culturale, psicologico e pratico, tutti aspetti che vengono spiegati con la solita chiarezza e competenza da Leonardo e Viviana.

Io voglio limitarmi qui a sottolineare che, se questo vale in senso generale, per ciò che concerne il latte lo è di più.

Soffermandomi, ad esempio, sull' aspetto psicologico, mi sembra opportuno mettere in evidenza che quest' alimento, come lo zucchero, dà dipendenza, in quanto continuare a consumarlo da adulti è un pò come perpetuare il legame psicologico che lega l' infante alla propria madre durante appunto il periodo dell' allattamento.

Per questo liberarsi da questo condizionamento è più difficile che per altre abitudini (e da ex-abituale grande consumatore di latte lo posso dire con cognizione di causa).

Inoltre la prospettiva di rinunciare, in tutto o in parte, ai latticini incontra una resistenza dovuta anche al fatto che le tradizioni gastronomiche sono una parte importante dell' identità culturale di una popolazione, che pochi si sentono disposti a sconvolgere.

Infatti questa categoria di alimenti è la più eterogenea, versatile e onnipresente, perciò, tra dolciumi e gelati (praticamente tutti a base di latte e burro), il latte che molti prendono a colazione, il cappuccino e tutte le pietanze che  annoverano fra gli ingredienti qualche tipo di formaggio, burro, oppure latte o panna, ci sarebbe da mettere in atto una vera rivoluzione culinaria.


Conoscendo tutto questo e quanto sia diffusa la "sissite" (uno spiritoso neologismo coniato proprio da Leonardo e Viviana per indicare l' atteggiamento inerte di chi sa le cose che dovrebbe fare, ma non si decide mai a metterle in pratica, ripetendo ogni volta a chi glielo fa notare "sì, sì, lo so..."), i nostri trainer giocano la carta della persuasione, facendo leva su razionalità ed emotività, ma senza trascurare di dare concreti suggerimenti culinari a chi desidera sostituire i latticini con delle valide alternative.

E così ci spiegano  innanzitutto perchè questo cambiamento è necessario e improrogabile, mettendo in evidenza che i possibili input (che i nostri provano ad ipotizzare e analizzare), che ci hanno  spinto migliaia di anni fa a modificare progressivamente le precedenti abitudini frugivore tipiche della più remota preistoria, includendo nella nostra dieta una maggiore quantità di certi cibi animali e certe preparazioni, se un tempo avevano una funzione perchè rispondevano a determinate esigenze (non sempre di tipo strettamente nutrizionale), oggi non sussistono più, o non hanno più senso, perciò certe abitudini stereotipate non hanno più giustificazione, essendo più che mai controproducenti da ogni punto di vista.

Spiegano poi minuziosamente tutti gli aspetti negativi sulla salute (con l' avallo dei medici di cui si fa il nome nella prefazione), come pure (aspetti non meno importanti) sull' ambiente e sulle risorse del nostro ecosistema, di cui si fa uno spreco incredibile e non più tollerabile. E io stesso ho scoperto cose che non sapevo, come il fatto che i trattamenti termici cui sono sottoposti tutti i latticini durante il processo di caseificazione, come pure nella pastorizzazione , alterano certi nutrienti trasformandoli in sostanze altamente dannose.

Si passa infine agli aspetti etici, descrivendo le disumane sofferenze degli animali d' allevamento che, diversamente da quanto avveniva in passato, quando una certamente più moderata produzione di latticini proveniva da mucche che vivevano in fattorie e pascolavano nei campi, vivono ammassati in condizioni impossibili, per soddisfare l' aumentata richiesta.

Questo è sicuramente l' aspetto più trascurato di tutta quanta la questione anche da chi riconosce l' insalubrità di questi alimenti per chi li consuma e per l' ambiente e li sconsiglia, e mi sono sempre meravigliato dell' atteggiamento incoerente dei vegetariani che, giudicando un crimine l' uccisione degli animali a scopo alimentare, continuano a consumare latticini in quantità, senza tener conto che la loro produzione comporta terribili sofferenze a vita per gli animali, che comunque non sfuggono al loro destino di bestie da macello.

Perciò se alla consapevolezza dei tanti mali che il consumo di latticini comporta si aggiunge l' immagine delle povere mucche che si vedono strappare i loro figli ogni volta che partoriscono e che sono condannate a passare tutta la loro  vita (breve, per ovvi motivi) in spazi tanto angusti da non potersi neanche muovere, trasformate in vere e proprie macchine da latte, è più facile trovare una motivazione sufficientemente potente da indurci a cambiare abitudini.

Le mostruose mammelle delle mucche sottoposte a sfruttamento intensivo

E per incoraggiare ulteriormente la scelta, i nostri trainer hanno pensato di dare la possibilità a chi acquista l' ebook di promuoverlo a propria volta e di tenersi tutto il guadagno. Così sarà sufficiente vendere anche solo una copia per recuperare la spesa (davvero irrisoria, del resto).

Una proposta dunque generosa e strategica che potrebbe rivelarsi determinante per una divulgazione virale del messaggio, grazie ad un facile passaparola.

E' questo il senso, lo scopo di questa proposta.

Non dimentichiamoci che solo noi, come singoli, possiamo mettere in atto un cambiamento di questa portata, con le nostre scelte, i nostri comportamenti e il nostro esempio.

La legge del mercato ci dice infatti che se non c'è domanda non c'è offerta. Solo se la domanda calerà l' industria sarà costretta ad un progressivo ridimensionamento e poi ad una riconversione industriale.

Insomma, pur riconoscendo le grandi difficoltà che comporta una simile rivoluzione sociale, qui non si tratta di fare i talebani, di voler "imporre" a tutti una scelta, come potrebbe sembrare a qualcuno, ma di riconoscere oggettivamente l' inevitabilità di tale cambiamento. Cambiamento, lo ripeto, cui sta a noi dare inizio.

E per ribadire il concetto, è bene sapere che, in ogni periodo critico che contraddistingue il passaggio da una civiltà a un' altra (che è proprio quello che ci riguarda), la corrente culturale conservatrice ancora prevalente si sclerotizza su idee e comportamenti stereotipati quanto improduttivi, perchè inadeguati alle nuove istanze sociali e/o ambientali, mentre nuove minoranze creative nel frattempo emergenti, raccolta la sfida, finiranno per affermarsi grazie al loro attivismo che porterà a un nuovo fecondo scenario.

Questo significa molto chiaramente che non possiamo aspettarci che i cambiamenti arrivino sempre dall' alto, ma come al solito, quando è in gioco un obiettivo importante e difficile da raggiungere, c'è da rimboccarsi le maniche.

(Per poter accedere all' ebook cliccare su uno dei banner qui presenti, o sul link con lo stesso nome).




Michele Nardella

11 commenti:

  1. caro michele, l'argomento è quanto mai interessante e molto attuale e nessuno più di me si sente in qualche modo coinvolto per vari motivi,il più importante è senza dubbio perchè ho un rapporto di amore-odio nei confronti del latte e quindi vivo il problema in continua contraddizione : so perfettamente che il latte è un alimento molto dannoso per tutta una serie di motivi che tu leonardo e viviana avete spiegato in maniera perfetta e chiara.... ma nonostante ciò ogni tanto "devo" mangiare un pezzetto di formaggio! non riesco a trattenermi, e in ciò hai ragione quando dici che da' dipendenza come una droga!....comunque l'argomento mi interessa e penso che comprerò "l'inganno del latte".........e spero che come me rante altre persone comincino ad informarsi ....! ciao

    RispondiElimina
  2. Al di là di quelle che possono essere le ragioni personali per cui, anche dopo molto tempo che si è cambiato dieta, ci si sente ancora attratti da certi alimenti consumati in passato e non da altri, è opportuno ricordare che molto dipende dall' equilibrio della dieta.
    E questo è un concetto ancora del tutto oscuro a quasi tutti: infatti quando si parla di equilibrio dietetico si pensa sempre alle singole categorie di nutrienti, e non alle qualità dinamiche ed energetiche (un ottimo esempio di retaggio della mentalità scientifica riduttiva). Purtroppo non basta mangiare in modo "sano" o "naturale" (tutti termini vaghi, del resto, che significano poco o niente), magari perennemente assillati dal conteggio delle calorie, come quasi tutti pensano, soprattutto quando ci sono problemi vecchi da risolvere.
    Ti posso dire, parlando per esperienza personale, che anch'io una volta provavo una irresistibile voglia di latticini. Non tutti però, solo quelli di un certo tipo (particolare già significativo per quanto appena detto), ma ora è solo un lontano ricordo.
    L' ebook di Leonardo e Viviana (che si è complimentata con me proprio ieri per la recensione) è comuque consigliabile e potrebbe esserti d' aiuto anche in questo senso.
    Dato che l' ho dovuto acquistare per potere diventare affiliato, ti posso garantire che è fatto davvero molto bene, e ci trovi veramente tutto, compresi i vari consigli sulle alternative ai latticini.
    In bocca al lupo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. grazie.....avevo comunque già deciso di comprarlo e sono sicura che sarà molto utile e spero di riuscire a trarne buoni consigli ! comunque ti assicuro che è dura cambiare modo di mangiare soprattutto quando non hai più 20 anni e hai alle spalle anni e anni di cattive abitudini....ma ci sto provando e per il momento l' unica cosa di cui sento tqanto la mancanza è solo il formaggio, soprattutto quello fresco! spero con il tempo di riuscire a superare anche questo problema. grazie ciao rossana

      Elimina
  3. dr. Emma Castagnari23 settembre 2012 02:15

    Una buona prevenzione da attuare a casa: muniti di cartine del ph controllare il proprio ph urinario2-3 volte al giorno
    prima urina del mattino, un paio d' ore dopo il pasto di mezzogiorno e la sera prima di coricarsi
    Il valore deve essere più vicino possibile a 7,4, tranne il valore dell' urina del mattino che è acido perché di notte ci disintossichiamo.
    Nelle mie NOTE (3) su fb tutte le istruzioni.

    RispondiElimina
  4. GRAZIE, COME SEMPRE ESAURIENTE E STIMOLANTE

    RispondiElimina
  5. Quanto mai interessante, come sempre. Se posso permettermi, conoscendo bene il latte e i formaggi da un punto di vista pratico per storia familiare, vorrei aggiungere alcune cose. Se una volta il latte che veniva usato proveniva da animali che facevano una vita sana, all'aperto, e si cibavano di vegetali spesso anche di zone montagnose, oggi non è più così. Ma quel che più è grave, oltre la qualità della materia prima, è il processo tecnologico di caseificazione che è determinante. I formaggi, sia di origine bovina che ovina, seguivano un processo di stagionatura naturale partendo da latte crudo. Oggi, nella caseificazione, vengono usati fermenti creati in laboratorio, che creano dipendenza organolettica, in latte pastorizzato (morto) e i i processi di stagionatura sono ridotti a pochi giorni. Il piccante di un provolone non è il risultato naturale di un formaggio che stagiona almeno sei mesi, bensì il frutto di questi fermenti che consentono la messa in vendita del prodotto dopo SEI giorni. La mancanza di processi fermentativi naturali prodotti da batteri rende il formaggio di difficilissima digestione, a dir poco, in aggiunta ai residui di antibiotici ampiamente usati nei mangimi in compagnia di farine di origine animale, e di ormoni, che entrano nel ciclo produttivo e quindi da noi assunti, con ovvie conseguenze sulla nostra salute- E qualcuno osa ancora parlare del calcio? Piero Di Martino

    RispondiElimina
  6. Grazie, Piero, per il tuo contributo.
    Lo so che tu, provenendo da una famiglia di casari, la sai lunga sull' argomento, e in effetti le tue precisazioni sono quanto mai opportune.
    Quello della mancanza di genuinità dei prodotti del latte industriali è un problema a me già noto, anche se molto sottovalutato dai consumatori, e ciò costituisce un valido motivo in più per astenersene.
    Comunque in un semplice post non si può avere la pretesa di esaurire un argomento così vasto, anche perchè di questi particolari si parla, fra l' altro, proprio nell' ebook in questione.
    Io ho voluto solo dare degli spunti al lettore, per incuriosirlo ad andare a leggere l' opera in questione, dove c'è tutto ciò che c'è da sapere.

    RispondiElimina
  7. Per quanto concerne la manipolazione, basti pensare che se in Italia vuoi vendere un prodotto alimentare come un integratore, ad esempio un sostituto del pasto (li commercializzo, quindi so di cosa parlo), sei OBBLIGATO ad indicare sulla confezione che la polvere è da mescolare a LATTE PARZIALMENTE SCREMATO...bello, vero? (ovviamente noi distributori di questi prodotti, in via informale, segnaliamo ai nostri clienti di NON fare lo shake con il latte vaccino, bensì di utilizzare bevande vegetali come latte di soia o di riso.

    Oreste

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non sapevo di questa cosa, ma evidentemente il latte è così profondamente radicato nella nostra cultura alimentare, che ogni qual volta c'è bisogno di ricorrere ad un composto liquido che abbia valore nutritivo, si fa immancabilmente riferimento ad esso.

      Elimina
    2. Purtroppo non credo sia questa la motivazione, bensì il fatto che l'Italia è un paese produttore di latte, per cui parliamo di interessi economici... ;)

      Elimina