mercoledì 12 settembre 2012

Ma davvero Steve Jobs ha provato la macrobiotica per curare il suo cancro?

Steve Jobs
Forse pochi sanno che Steve Jobs, il guru dell' informatica, coltivava fin da giovane anche interessi molto meno tecnici di quelli per cui è diventato famoso in tutto il mondo, cosa che faceva di lui un personaggio eclettico come pochi.

Lo si può considerare figlio della rivoluzione hippy americana di fine anni '60, di cui aveva assorbito tutti gli aspetti culturali, che si sarebbero rivelati le idee embrionali del movimento New Age di molti anni dopo.

Nella sua lunga lista di interessi si trovava un pò di tutto: buddhismo, meditazione, medicine alternative, vegetarianismo, veganismo, e se parlo di lui è perchè tutto questo ha avuto un ruolo nella sua incresciosa vicenda, essendo stata probabilmente la confusione che ne è derivata, e qualche pasticcio di troppo ad avergli fatto perdere la sua partita col cancro che conduceva da anni.

Dato il suo retroterra culturale, egli era infatti fermamente contrario alle terapie invasive e sintomatiche della medicina ufficiale, e così, quando scoprì nell' ottobre 2003, in seguito ad accertamenti medici di routine, di avere un cancro al pancreas, rifiutò di farsi operare ("perchè non voglio che il mio corpo venga aperto", questa  è stata almeno la sua dichiarazione ufficiale diramata poi dai mass media) per provare diversi rimedi alternativi, confortato anche dal fatto che il suo tipo di tumore era caratterizzato da una crescita lenta, cosa che evidentemente gli consentiva di non avere troppa fretta.

Walter Isaacson, l' autore della sua biografia ("Steve Jobs"), rivela in una intervista televisiva di un' ora molti particolari a riguardo.

Secondo le sue dichiarazioni, nei nove mesi che precedettero l'  asportazione chirurgica del tumore, avvenuta nel luglio 2004 dopo le continue pressioni di sua moglie e conoscenti, l' inventore americano provò svariati approcci, e cioè dieta vegana, agopuntura, meditazione, fitoterapia, lavaggio intestinale, semi-digiuno con solo succhi, come pure la macrobiotica. Sembra che abbia consultato perfino un sensitivo, ma le sue condizioni peggiorarono a tal punto da decidersi a farsi operare per giocare l' ultima carta.

Bisogna premettere che fin da giovane Steve Jobs si trastullava con diete e pratiche strane, e di sicuro negli anni '80  aveva seguito a lungo una dieta fruttariana. Inoltre, secondo una pratica diffusa fra i "figli dei fiori", com' erano soprannominati all' epoca gli hippy, aveva fatto uso di LSD.

E' opportuno anche aprire a questo punto una piccola digressione, per chiarire una volta per tutte che le diete fruttariane sono fra le più squilibrate: troppi zuccheri semplici (e fruttosio, in particolare, che non è proprio l' ideale per noi), troppa acqua, poche proteine e grassi, un rapporto sodio/potassio decisamente lontano da quello fisiologico (il rapporto Na/K, ossia sodio/potassio, è un paramentro fondamentale, perchè determina il potenziale di membrana cellulare, che a sua volta regola tutti gli scambi cellulari).

E c'è da precisare a tal proposito che Jobs scoprì di avere il cancro in seguito a dei controlli cui si era sottoposto per dei calcoli renali di cui soffriva, che possono formarsi quando l' urina è troppo alcalina, condizione conseguente, appunto, ad un eccessivo consumo di frutta.

La frutta poi, specialmente quella tropicale, ha un notevole effetto espansivo sul corpo, ignorato e incompreso, però, da chiunque intenda la nutrizione esclusivamente nei termini riduzionistici della scienza ufficiale, che considera solo singole molecole isolate e calorie, e non l' effetto complessivo del cibo in questione.

Il che sarebbe un particolare trascurabile, se esso non fosse gravido di implicazioni a livello fisiologico e patologico.

Da notare che anche l' allucinogeno LSD, come tutte le droghe e quasi tutti i farmaci chimici, esercita un potente effetto espansivo (l' espansione della coscienza ad esso attribuito è uno di questi) che, sommatosi a quello della dieta sbilanciata, ha determinato uno squilibrio intollerabile per l' organismo dell' imprenditore, che deve aver svolto un ruolo determinante nell' innesco del cancro.

Ma tornando alla macrobiotica, vari media, nel parlare delle cure alternative tentate dal nostro, hanno usato l' espressione "speciale (?) dieta macrobiotica", senza tuttavia precisare in che cosa consistesse.

Per fortuna un blogger americano (Scrapbookpages blog) ha dato una interpretazione plausibile a questa storia, che si può così riassumere:

E' possibile che Jobs abbia provato per un pò una macrobiotica "fai da te", ma poi molto probabilmente è stato convinto da qualche medico ad aggiungere quantità rilevanti di cibi animali, date le condizioni di grave debilitazione in cui  era già ridotto.

Questo sembrerebbe confermato da una certa fonte di informazione, ma soprattutto dalla diagnosi visiva secondo la medicina orientale: come è possibile vedere nella foto più diffusa di Steve Jobs, quella riprodotta in alto, la parte più esterna delle sopracciglia è inclinata verso l' alto, particolare indicativo di una condizione contratta, molto verosimilmente dovuta ad un eccessivo consumo di cibo animale.

In una situazione come questa, l' energia molto yang (contrattiva) del cibo animale non può che stimolare, accelerare la crescita di un  tumore di natura yin (e cioè espansiva, per i motivi già detti), perchè yin e yang si attirano.

Quindi quello che realmente Jobs ha fatto, giusto o sbagliato che fosse, non c' entra niente con la macrobiotica, tanto per chiarire.

Comunque, in una situazione così critica, con ogni probabilità il fattore più compromettente è stato proprio l' intervento chirurgico che tutti avevano insistito che facesse.

Questo perchè il tumore (con cui s' intende generalmente un pool di cellule neoplastiche circoscritte) non è che il tentativo del corpo di isolare, localizzare a scopo protettivo un pericolo. Quando lo si asporta meccanicamente, questa protezione svanisce, e così l' organismo si trova più esposto a ricadute, anche perchè qualsiasi operazione chirurgica rappresenta sempre uno stress che indebolisce il sistema immunitario (in questo caso già compromesso), cosa che rende ancora più difficile e improbabile una guarigione nel caso di una recidiva.

La chemioterapia e, dulcis in fundo, il trapianto di fegato nel 2009, che seguirono a causa delle metastasi sopraggiunte dopo la prima operazione, diedero così il colpo di grazia.

E così, com'è facile immaginare, questa è stata l' ennesima occasione per screditare le terapie alternative, perchè "non funzionano", mentre quelle della medicina ufficiale naturalmente sì.

"Se non avesse rimandato l' operazione di nove mesi, si sarebbe salvato" è stato il coro di commenti dei mass media.

Può darsi, almeno nell' immediato, ma nessuno può dire che il cancro non si sarebbe poi comunque ripresentato.

Il tempo intercorso tra la prima operazione e la morte di Steve Jobs è  sette anni: esattamente quello che impiega in media un tumore per riformarsi in seguito ad una terapia sbagliata, ma per un' assurda quanto ridicola convenzione, la medicina ufficiale considera recidivo solo un cancro che si ripresenti entro cinque anni dall' avvenuta guarigione. Perciò tutti gli altri casi corrispondono statisticamente a delle guarigioni. Capito?


Michele Nardella

La dieta per la prevenzione del cancro La dieta per la prevenzione del cancro
Alimentazione e macrobiotica nella lotta contro il cancro
Michio Kushi

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11 commenti:

  1. Notevole messa fuoco dei fatti. Grazie!
    Andrea

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  2. già..in effetti...tanta..troppa confusione...nella sua vita..e alla fine ha dato ascolto alle persone sbagliate...:-(((((

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  3. Sintesi perfetta della vita di un Uomo che è sempre stato al di sopra della media in tutto.
    È deprovevole il fatto che i mass media sfruttino occasioni come la sua morte, o i problemi di salute dell'attore che sta interpretando Steve Jobs, per attaccare e svalutare le cure alternative e le diete prive di animali e derivati.

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    1. Certo, qualcuno strumentalizza queste notizie perchè ha interesse a screditare gli approcci alternativi, facendo finta di niente di fronte a tutte le migliaia di persone che ogni giorno muoiono a causa di scelte alimentari e stili di vita degenerativi.
      Comunque qualcosa di vero c'è in certe diete estreme seguite troppo a lungo, e mi riprometto di parlarne quanto prima.

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  4. io credo fermamente nelle terapie alternative come cura del tumore, ovviamente dipende dal tipo di tumore, ci sono tumori che intaccano parti troppo vitali e arrivati a un certo stadio non lasciano spazio a un margine di terapia naturale soddisfacente

    quello che però si dimenticano tutti di dire, quando si parla di queste cose, è il ruolo della prevenzione, la medicina naturale non può tamponare anni e anni di errori, ora a parte il caso di Jobs, la spiritualità è una condizione a priori come l'equilibrio energetico della persona.
    Oggi ci si ammala per tante ragioni ma in parte si potrebbe prevenire, assumendo uno stile di vita diverso, mangiando meglio, per quanto possibile, io credo molto nella correlazione tra emozioni e malattie, il tumore in fondo è "un di più" qualcosa che cresce dentro di noi, chissà magari è come qualcosa che si è fatta spazio con dolore, folle di dolore, in mezzo a tante emozioni represse, come se il nostro corpo ad un certo punto si ribellasse e scoppiasse e in fondo è così, se guardiamo la spiegazione puramente biologica del tumore
    Non è un caso che persone a me care si siano ammalate dopo periodi fortemente dolorosi, forse, chissà e a volte pensiamo che tutto sia a posto ma non è così

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    1. L' handicap delle terapie alternative per la cura del cancro, in particolare quelle nutrizionali, è che vi si ricorre in condizioni estreme, quando un cambiamento radicale è improbabile e quando non c'è il tempo materiale perchè possano fare effetto (il tumore si aggrava più velocemente di quanto possa essere guarito).
      Per quanto riguarda la componente psichica, è possibile che ci sia un legame, anche se non ci sono prove scientifiche. Quello che però sfugge è che le emozioni, come tutti i comportamenti, hanno una base biologica che crea le condizioni ad esse favorevoli, o sfavorevoli. Quindi la condizione fisica rimane fondamentale. E' risaputo, ad esempio, che chi ha il fegato in cattive condizioni ha una spiccata tendenza all' intemperanza e alla collera, ma la medicina orientale ci dice anche che relazioni analoghe esistono per tutti gli altri organi, ognuno dei quali corrisponde ad una determinata emozione.

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  5. A proposito di "cosa sarebbe successo se..." e dei trucchi statistici, ricordo un'osservazione che fece il discusso Prof. Di Bella negli anni '90 del passato secolo: "Se una persona viene dimessa dall’ospedale si dice che è in remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un’altra volta. Se ogni dimissione viene considerata un dato positivo, i conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una sola volta si avrà il 90% di guarigioni e il 10% di mortalità."
    Si dice che l'attuale chemioterapia sia più mirata e molto meno tossica. In ogni caso una ricerca su ampi numeri (http://goo.gl/GNgcrD) condotta da oncologi non molti anni addietro e pubblicato nel Journal of Clinical Oncology concluse che la chemioterapia non contribuisce sostanzialmente alla sopravvivenza dei pazienti affetti da cancro. Interessante il commento allo studio di Ralph Moss in questo articolo: http://goo.gl/fLbeio

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    1. Grazie ancora, Luigi, per il tuo contributo.
      Sì, l' osservazione di cui parli la ricordo benissimo, perchè è la stessa riportata da Stefano Scoglio nel suo libro sull' Essiac.

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  6. "Mercoledì, 7 settembre 2016 - 08:15:00
    Tumori taglia-incolla Dna blocca le cellule tumorali. Cancro sconfitto. Svolta..."

    Michele la tua esposizione sulla vita di Steve Jobs è chiara ed esauriente.

    Mi risulta meno chiaro quello che si deve e, non si deve, fare in caso di attacco tumorale.

    Comunque il tuo articolo mi porta ad ulteriori riflessioni. Grazie.

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    1. Grazie Giancarla. In effetti non si può dire tanto in un semplice post. Del resto non ho la presunzione di avere la verità assoluta in tasca o una formula standardizzata che possa funzionare con tutti. Cerco solo di divulgare informazioni a mio avviso attendibili (e i link sempre presenti nei miei post lo testimoniano) invitando al contempo al buonsenso e alla riflessione. Quando parlo di qualche problema di salute specifico, come forse hai notato, cerco se possibile di spiegarne la dinamica sottostante per venire incontro ai profani, specie se lo presento da un punto di vista diverso da quello ufficiale, come in questo caso. Nel post in questione ho voluto mettere in evidenza i rischi che si nascondono quando si affronta un problema grave procedendo a tentativi, rincorrendo magari l' ultima trovata della scienza ufficiale, senza avere cioè un principio-guida, la bussola universale yin-yang, come alcuni lo chiamano. Inoltre spero si sia capito che in caso di tumore i rimedi sintomatici ed invasivi della medicina istituzionale dovrebbero sempre essere considerati come l' ultima spiaggia. Essi infatti hanno senso solo quando il paziente è grave e debilitato e l' effetto riequilibrante di una dieta e di eventuali integratori naturali non è verosimilmente altrettanto rapido dell' avanzata del tumore. In questo caso però sarà a maggior ragione opportuno e necessario affiancare alla cura farmacologica quella naturale. Ancora oggi però i rimedi estremi della medicina convenzionale sono ufficialmente considerati la sola cura del cancro, mentre la cura vera, quella che agisce sulle vere cause, è considerata eresia, futilità o nella migliore delle ipotesi un supporto all' azione dei farmaci.

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