giovedì 30 maggio 2013

Mastectomia preventiva? No, grazie (seconda parte)

La volta scorsa abbiamo visto che il nostro corredo genetico e la familiarità  indicano solo quanto siamo predisposti a un certo tipo di patologia, e non vanno per questo considerati di per sè fattori determinanti, come invece si è sempre creduto e si continua a credere.

Sono invece i fattori ambientali che interagiscono continuamente col nostro DNA,  stimolando alcuni geni e deprimendone altri, a far sì che certe malattie o altri caratteri si manifestino oppure no, il che è esattamente ciò di cui si occupa l' epigenetica.

Ma non c'è niente da fare, i condizionamenti culturali (con la disinformazione che la fa da padrona) e l' impatto emotivo di un certo modo di fare informazione in questi casi hanno il sopravvento sui (pochi) messaggi di chi diffonde idee rivoluzionarie.

E' proprio di questi giorni la notizia che, in seguito alla storia di Angelina Jolie, si è già verificata in Italia (ma, sono pronto a scommettere,  anche in altri paesi) un' impennata di richieste di test genetici, nonostante i prezzi non proprio alla portata di chi deve pensare a come sbarcare il lunario.

In questo post intendo dimostrare che le suddette affermazioni sono più che semplici ipotesi.

E l' esempio che sto per portare capita a fagiolo, visto che la notizia da me commentata riguarda proprio il tumore al seno.

In questo campo infatti l' ormai notissimo Prof. Franco Berrino, oncologo-epidemiologo dell' Istituto Tumori di Milano, è in pole position per quanto concerne il rapporto fra questo tipo di tumore (e dei tumori in genere) e l' alimentazione, grazie, come molti già sapranno, al Progetto DIANA, tuttora in corso ed ormai giunto alla quinta edizione, di cui è ideatore e direttore.

Il progetto era nato nel lontano 1996 allo scopo di verificare se, con una dieta opportunamente elaborata sulla base di una enorme mole di dati epidemiologici (corroborati  da risultati di laboratorio) fosse possibile abbassare significativamente i fattori di rischio associati a questa patologia.

I risultati molto incoraggianti ottenuti col primo esperimento fecero da stimolo a proseguire gli studi con altri progetti simili, ma sempre più ampi e mirati, fino a interessare a tutt' oggi migliaia di donne in Italia ed Europa, allo scopo di trovare conferma nei risultati e investigarne le implicazioni.

Si è così giunti, col DIANA 5, all' obiettivo di verificare i rischi di recidiva in donne con già un' esperienza di tumore al seno e, dopo un esperimento preliminare conclusosi anche questa volta con risultati significativi e incoraggianti, allo Studio COS 2, che si prefigge invece di verificare quanto si possano modificare i fattori di rischio attraverso l' alimentazione nei soggetti portatori delle mutazioni a carico dei due geni incriminati, BRCA 1 e 2.

Quest' ultimo progetto (particolarmente interessante proprio nel nostro contesto) ha preso il via lo scorso marzo, ma fino al prossimo gennaio ci sarà la possibilità di reclutare altre volontarie che rispondano ai requisiti per partecipare (per chi fosse interessata, leggere l' articolo su linkato).

Particolare interessante, emerso fin dall' inizio, è che  il modello dietetico studiato a tavolino e dimostratosi il più efficace nel ridurre al minimo i rischi per questo tipo di patologia coincide "sorprendentemente" con quello della macrobiotica standard. Di qui il noto crescente interesse del prof. Berrino verso questa disciplina e l' utilizzo nella Cascina Rosa (il laboratorio dove si tengono i corsi di cucina per le partecipanti agli esperimenti DIANA) di prodotti tipici di questa cucina, come il miso, la salsa di soja e le alghe marine (tutti alimenti preziosi per il loro contenuto di minerali, antiossidanti e soprattutto fitoestrogeni, così importanti per ridurre il livello di ormoni sessuali, uno dei fattori principali di rischio per il tumore al seno).

Questa coincidenza è una graditissima conferma ufficiale, che non sorprende chi si interessa di macrobiotica da molto tempo, essendo molti i casi di guarigioni anche da tumori ritenuti incurabili avvenute nel corso della sua storia grazie a questo tipo di approccio.

E' doveroso ricordare che Michio Kushi, il più autorevole rappresentante del movimento macrobiotico, ha dato un grandissimo contributo (e secondo me determinante, seppur ufficialmente non riconosciuto) per capire cos'è il cancro, come prevenirlo e come guarirlo e sono migliaia le persone che si sono rivolte a lui  per essere curate per i più disparati problemi, compresi personaggi famosi come  Dirk Benedict, un attore protagonista di alcune serie televisive americane, che ha guarito il suo cancro alla prostata semplicemente con un cambiamento dietetico radicale.

Più famosa di tutti è però la leggendaria diva del cinema muto Gloria Swanson, guarita da un cancro all' utero e convinta sostenitrice del vegetarianesimo e della macrobiotica in particolare, tanto da convertire suo marito grasso e malato, il giornalista-scrittore William Dufty, alle sue scelte, rivelatesi poi per lui provvidenziali.

Sto ricordando questo perchè William Dufty è l' autore di un celebre best-seller divenuto un classico, "Sugar Blues", che tratta, forse per la prima volta in modo così completo e spietato, di tutti gli aspetti negativi legati al consumo di zucchero e di cibo-spazzatura, come egli stesso ebbe modo di sperimentare.

Certo, sul cancro, e su quello al seno in modo specifico, ci sarebbero tante altre cose da dire, ma questo forse esula un pò dai limiti di un blog, e forse anche dai miei stessi limiti.

Per concludere ho pensato di fornire il link ad un articolo (purtroppo in inglese) che riporta la testimonianza di guarigione di una donna dal cancro alla mammella tramite l' incontro con la macrobiotica.






Michele Nardella
La dieta per la prevenzione del cancro La dieta per la prevenzione del cancro
Alimentazione e macrobiotica nella lotta contro il cancro
Michio Kushi

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2 commenti:

  1. Articolo molto interessante e portatore di speranze, se cessasse la disinformazione.
    Allora è vero che si è quello che si mangia...più altre regole di sana abitudine!
    Grazie!

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    Risposte
    1. Michele Nardella3 agosto 2014 09:09

      Sì, certo, ciò che si evince da notizie come queste è che ciò che mangiamo influenza tutto il nostro essere più di quanto si creda comunemente, essendo anche in grado di influenzare ciò che è già scritto nei nostri geni.
      Quest' ultimo concetto è una vera rivoluzione copernicana perchè smentisce il dogma del determinismo genetico, sul quale si basa ancora tutta la nostra cultura ufficiale, nonchè molti interessi in gioco. Ormai lo dicono gli scienziati e i medici più illuminati, come Bruce Lipton e Mark Hyman: il cibo, ma anche l' ambiente, i pensieri e le emozioni, hanno il potere di reprimere alcuni geni e attivarne altri, indipendentemente da ciò che è codificato nel nostro DNA.
      Del resto anche Ippocrate, vissuto più di 2000 anni fa, diceva: "Il cibo sia la tua medicina e la tua medicina sia il cibo", ed è rimarchevole, come un cerchio che si chiude, che la scienza più avanzata confermi oggi ciò che il grande medico del passato aveva capito con l' intuizione e l' esperienza.
      Ma, come in tutte le rivoluzioni, ci vuole tempo perchè le autorità competenti e la popolazione facciano propria tale convinzione.

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