mercoledì 15 gennaio 2014

Ma è proprio vero che lo yogurt è così utile all' intestino?

I probiotici stanno alla nuova medicina olistica emergente come gli antibiotici stanno alla medicina convenzionale sintomatica. 

Si potrebbe  sintetizzare con questo linguaggio matematico il rapporto fra due modalità di approccio che rispecchiano filosofie diametralmente opposte: attaccare e distruggere con ogni mezzo ogni potenziale nemico (e purtroppo per eccesso di zelo anche chi non lo è, come sappiamo), nel primo caso; rinforzare invece il nostro ambiente interno e fornirgli tutto l' occorrente necessario a difendersi, nel secondo; intervenire quando l' emergenza è già scattata, nel primo caso; prevenire nel secondo.


Al di là  comunque della strategia adottata, anche la medicina più tradizionale riconosce ormai l' importanza di una buona flora intestinale, primo baluardo a difesa della propria individualità contro l' invasione di elementi estranei.

Ed è sull' onda di questa accresciuta consapevolezza che da diversi lustri si sono andati diffondendo il consumo di yogurt e più recentemente anche il ricorso ad integratori a base di microrganismi probiotici che, come la stessa denominazione suggerisce (pro=a favore; bios=vita), sono proprio quelli che normalmente albergano nel nostro tubo digerente  a sostegno della nostra vita.

Come spesso succede in  casi simili però, quando cioè si scopre qualcosa di importante per la salute e non scevro di implicazioni, si tende a trascurare, o a ignorare,  ciò che è a monte del problema, concentrando tutta l' attenzione su rimedi più o meno miracolistici.

E se sono  noti  alcuni dei principali fattori che possono indebolire ed alterare la flora intestinale (dagli antibiotici alle varie sostanze chimiche, compresi farmaci e metalli pesanti),  non lo è altrettanto il fatto  che a condizionarne il tipo  e a garantirne il pieno sostegno è l' ambiente intestinale determinato a sua volta  dalla dieta seguita abitualmente. Ciò è dovuto all' effetto selettivo che i vari cibi esercitano sulle numerose specie microbiche presenti nel tratto digerente, potendo quindi favorire i batteri amici (probiotici) oppure far prosperare quelli a noi dannosi.

Solo per fare qualche esempio banale, una dieta ricca di carne e altre proteine animali favorisce lo sviluppo di una flora putrefattiva (facilmente riconoscibile dal caratteristico odore delle feci), il consumo di zucchero e carboidrati raffinati quello della famigerata Candida, mentre una dieta povera di fibre crea ristagno intestinale e una moltitudine di problemi direttamente e indirettamente ad esso collegati, oltre ad alterazione della flora (disbiosi).

Bisogna infatti considerare tutto l' ambiente all' interno del tratto digerente un vero e proprio ecosistema molto complesso, dovuto alla presenza di più di 400 specie di microrganismi che competono fra di loro sia per lo spazio da occupare che per il cibo e che hanno specifiche esigenze.

Pochi sanno, ad esempio, che i probiotici utilizzano di preferenza alcune particolari fibre solubili, i frutto-oligosaccaridi (FOS),  brevi polimeri di zuccheri semplici che il nostro corpo non digerisce e che pertanto vanno tutti a beneficio dei bifidobatteri e dei lattobacilli, i nostri piccoli amici intestinali. Queste sostanze, denominate "prebiotici" in quanto  base  alimentare della flora amica, si trovano solo negli alimenti vegetali, ma nelle diete moderne più comuni, a causa della rilevante quota di cibo animale, dell' uso di prodotti raffinati e sempre più poveri, nonchè della scarsa varietà di vegetali, sono piuttosto carenti. Sono contenute maggiormente in alimenti come cereali integrali (specialmente  avena, orzo e grano), soja e legumi in genere, topinambur, tarassaco, aglio, cipolla, porro, carciofo, asparagi, banane.

Ma tornando al nostro yogurt e ai probiotici in capsule, ossia le uniche strategie di approccio alle disbiosi, è opportuno far notare che, seppur in teoria presentino indubbi  vantaggi,  i risultati pratici per quanto riguarda i prodotti industriali più comuni sono alquanto dubbi.

Per cominciare, la normativa per la commercializzazione degli yogurt è piuttosto vaga  e  riguarda solo i tipi di batteri che si possono usare come starter per la coltura, ma non quelle proprietà benefiche che di solito si danno per scontate in uno yogurt. C' è da considerare infatti che ogni specie batterica comprende diversi ceppi che si distinguono per le loro attività biologiche. Di  conseguenza i produttori utilizzano i ceppi più economici e che permettono di accorciare i tempi di produzione, ma che non garantiscono le migliori qualità del prodotto finale.

Inoltre quest' ultimo viene sottoposto da alcuni produttori alla pastorizzazione che, come si sa, uccide non solo gli eventuali agenti patogeni, ma anche i microrganismi buoni. Il che, per un prodotto che vanta evidenti finalità salutistiche, è un assurdo paradosso.

Se poi consideriamo che la maggior parte degli yogurt che offre il mercato sono additivati con frutta (e quasi sempre anche con zucchero, che vanifica già in partenza ogni eventuale beneficio degli stessi) c' è altro da precisare. Intanto quella utilizzata non è certo di prima scelta, nè fresca, ma ciò che è peggio è che per impedire ai batteri di fermentare gli zuccheri della frutta, invece di quelli del latte, vengono aggiunti additivi chimici.

Infine, come si può pensare che uno yogurt che subisce gli inevitabili sbalzi termici dovuti alle varie fasi (trasporto, distribuzione, ecc.) che si succedono dalla produzione fino al momento del consumo (che può avvenire anche a distanza di molte settimane) possa contenere ancora una quantità significativa di lattobacilli vivi e vitali? Potete essere certi che all' approssimarsi della data di scadenza non ne conterrà neppure la metà della massa originaria.

Per tutte queste ragioni, se proprio non si vuole rinunciare allo yogurt, meglio farselo in casa utilizzando latte biologico intero e soprattutto agenti di coltura di qualità, come il superceppo LB-51 del Lactobacillus bulgaricus, e avere l' accortezza di consumare il prodotto entro pochi giorni per assicurarsi la maggiore carica possibile di microrganismi vivi ed attivi.

Bisogna comunque tener presente che, sorvolando sull' opportunità di consumare regolarmente latticini, sia pure sotto forma di yogurt di buona qualità, sicuramente il più tollerato fra tutti, i suoi probiotici, il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus, sono classificati come transienti, ossia sono presenti nel tubo digerente finchè lo attraversano, senza però insediarsi sulla parete intestinale. Questo implica che per ottenerne beneficio in modo definitivo bisogna assumerli in continuazione.

E' bene anche sapere che esistono valide è più raccomandabili alternative allo yogurt, in quanto l' utilizzo di alimenti fermentati ricchi di batteri amici è una pratica molto antica e diffusa presso ogni tradizione. Basta ricordare quelli più conosciuti: i crauti (ed altri insalatini di verdure fermentate) e il miso, un patè ottenuto dalla stagionatura di  fagioli di soja assieme a un cereale (di solito riso o orzo) e sale, e che si usa soprattutto per preparare zuppe. Occorre però controllare che non sia pastorizzato, mentre la salsa di soja (shoyu), proprio perchè pastorizzata, non ha la stessa valenza del miso.

Anche sugli integratori a base di probiotici c' è qualcosa di importante da sapere, dato che non sono tutti uguali.

Rifacendomi a quanto appena detto, sapere che un dato prodotto contiene Lactobacillus acidophilus non vuol dire niente, in quanto la stessa specie comprende ceppi molto diversi fra loro: alcuni hanno qualità probiotiche talmente blande da rivelarsi pressochè inutili, mentre altri possono combattere quasi tutti i più pericolosi batteri e virus.

Voglio ricordare brevemente i potenziali benefici  dei nostri principali probiotici, l' acidophilus e il bifidus, accertati nel corso di numerosi test di laboratorio e in vivo :

  • Contribuiscono alla digestione e all' assorbimento degli alimenti;
  • Stimolano la peristalsi intestinale e quindi impediscono il ristagno di materiale che darebbe luogo a intossicazione e a molti problemi ad essa connessi;
  • Hanno proprietà antibatteriche, antivirali e antimicotiche che esplicano in modi diversi: grazie alla produzione di acido lattico ed acetico che acidificano il pH, rendendo inospitale l' ambiente agli agenti nemici; essendo microrganismi anaerobi facoltativi, possono all' occorrenza sottrarre l' ossigeno necessario invece ai batteri cattivi, uccidendoli; ma soprattutto producendo antibiotici naturali, come l' acidophilina (il più potente) e l' acidolina che, diversamente da quelli farmaceutici, sono attivi anche contro i virus;
  • Sono utili per la sintesi delle vitamine del gruppo B e quindi possono coprire una parte del nostro fabbisogno;
  • Sono fondamentali per il trofismo del tessuto linfatico intestinale, che ha importanti funzioni immunitarie;
  • Abbassano il livello di colesterolo, soprattutto quello cattivo, attraverso due meccanismi: utilizzandolo come alimento, oppure riciclando la bile che, come si sa, è sintetizzata dal fegato a partire appunto dal colesterolo per essere riversata nel duodeno e quindi nell' intestino. Solo se la bile è opportunamente ritrasformata, grazie appunto ai nostri probiotici, può però essere riutilizzata dal fegato, oppure escreta, altrimenti viene riassorbita nel sangue contribuendo così ad innalzare la colesterolemia.
    E a questo proposito c'è una interessante osservazione da fare che riguarda i Masai, una nota popolazione nomade africana dedita all' allevamento del bestiame e alla pastorizia che sembra mettere in discussione tutto quanto si sa in fatto di alimentazione: nonostante la loro dieta sia basata su cibo animale (soprattutto latte e sangue vaccino fresco) non soffrono di malattie cardiovascolari e hanno un basso livello di colesterolo. Proprio per questo sono stati studiati a lungo, e sembra che uno dei segreti che si nascondono in questa storia sia un fattore anti-colesterolo contenuto nel latte che consumano dopo averlo fatto fermentare. E questo fattore sembra sia attribuibile ad un superceppo di acidophilus, il DDS-1, che lo può produrre indipendentemente dall' azione fermentativa.

Il DDS-1 e il NAS sono chiamati "superceppi" perchè, come si può intuire, sono quelli che soddisfano meglio degli altri i requisiti più su elencati, compresa l' efficacia, ad esempio, nei confronti di quasi tutte le specie di batteri patogeni.

(Chi volesse saperne di più sui migliori probiotici, sull' effetto sinergico degli enzimi digestivi e molto altro può contattare il sito www.algovitshop.com e utilizzare il codice-sconto TIVOGLA per eventuali acquisti.)



Michele Nardella
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13 commenti:

  1. Assolutamente condivisibile! Questa si che è informazione seria. Bravo Michele!
    Piero Di Martino

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    1. Grazie Piero, mi sono dovuto un pò contenere perchè le cose da dire erano davvero tante e in questi casi è difficile dire tutto e farsi capire con poche parole a chi non mastica argomenti scientifici.

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  2. Articolo assolutamente chiaro e addirittura disarmante quando ci fa riflettere sulla "strana" stabilità di uno yogurt contente frutta e zucchero, eppure sta fermo lì per almeno un mese...
    Da ricordare che già gli antichi romani, con il GARUM (fermentato di interiora di pesce), si garantivano un'ottima salute intestinale.
    Oltre al Miso, io consumo anche il TAMARI (se non sbaglio dovrebbe essere la parte liquida dello stesso Miso).
    Francesco Mecozzi

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    1. Sì, è vero, i Romani usavano uno strano condimento fermentato a base di pesce, e questo conferma, come ho detto nell' articolo, che l' uso di prodotti fermentati è molto più antico di quanto si pensi e si ritrova in ogni tradizione.
      Il tamari, come lo shoyu, è la parte liquida che si forma in superfice durante la stagionatura del miso, ma queste salse di soja sono da usare solo come condimento e come integrazione proteica, perchè, essendo pastorizzate, perdono i loro preziosi microrganismi.

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    2. Hai ragione, tamari e shoyu sono pastorizzati, quindi sono dei semplici insaporitori!
      Francesco

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    3. scusate ma dove si trova il miso??non lo vedo in vendita da nessuna parte :( grazie

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    4. Non è difficile trovare il miso. Oggi è facilmente reperibile in qualsiasi punto vendita di alimenti dietetici e biologici e in tutti i centri macrobiotici.
      Si trova anche nei supermercati biologici della catena "Natura sì" (che però non son presenti in molte città).
      Devi però leggere bene l' etichetta per assicurarti che non sia pastorizzato.

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  3. Ho scoperto il tuo blog casualmente, "girovagando"......molto interessante, ti seguirò con piacere!
    Ciao
    Serena

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    1. Grazie. Se vuoi puoi anche iscriverti alla mia mailing-list per essere aggiornata.
      E ricorda che i commenti sono sempre graditi.
      Di nuovo grazie e a presto.

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  4. ottima informazione,condivido appieno
    rosaria maglio

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    1. Grazie. Anche un semplice commento come questo è sempre gradito.

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  5. Ho trovato il GARUM o almeno una sua versione moderna,faTTO IN fRANCIA. purtroppo contiene zucchero come 1° ingrediente, se vuoi contatto l'importatore o ti passo il numero o mail...

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  6. OK, grazie. Buono a sapersi.
    Non mi hai ancora detto se hai letto il mio ebook, che comunque si sta rivelando una grossa delusione: finora appena due copie vendute, nonostante lo strombazzamento.

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