lunedì 25 giugno 2012

La dieta moderna, principale responsabile degli attuali problemi ambientali

Nel precedente post sulla campagna "Meat-free Monday" ho parlato della necessità, su cui tutti gli esperti concordano, di ridurre la produzione, e quindi il consumo, di cibo animale, essendo la principale causa degli squilibri ambientali con cui stiamo facendo i conti.

Ho spiegato anche perchè è importante parlarne, visto che,
ogni qual volta sui principali mezzi di informazione si affrontano tematiche ambientali, analizzando l' origine dei gravi problemi che ci attanagliano, di tutto si parla tranne che di quello  che ho appena detto. Eppure i dati a disposizione non lasciano praticamente spazio alle interpretazioni.

In questo post voglio dunque illustrare in che modo il cibo animale influenza l' ambiente, in quanto, almeno di primo acchito, la correlazione non è così evidente.

Anche questo è molto importante da chiarire, perchè se, per portare un esempio, tutti sanno che il fumo "fa male", ben altra cosa è sapere che il rischio di tumore ai polmoni che esso comporta è alto, che questo tipo di neoplasia è tra i più diffusi, che è  difficile da curare (almeno secondo la medicina ufficiale) e perciò il tasso di guarigione è basso, che il fumo ha ripercussioni negative anche sulla salute dell' apparato respiratorio, sulla  sfera sessuale, e  invecchia la pelle...

Il grado di consapevolezza sarà diverso, e verosimilmente anche le motivazioni a cambiare abitudini.

Diciamo che quello dell' abuso di cibo animale fa parte di un discorso più ampio che riguarda il modo dissennato ed egocentrico di gestire le risorse del nostro pianeta, un modo che esprime una particolare attitudine allo spreco.

Forse l' esempio più eloquente ce lo fornisce l' ultimo allarme sociale, secondo il quale nei paesi più "evoluti" un allucinante terzo del cibo acquistato finisce direttamente nella spazzatura (!!!). E questo mentre una gran parte dell' umanità soffre la fame!

Come reagirebbe qualcuno se, chiedendo al negoziante un chilo di pane, se ne vedesse ricevere meno di 700 grammi, ma allo stesso prezzo della quantità richiesta? Eppure la gente evidentemente trova normale buttare via per capriccio o per negligenza ciò che essa stessa ha scelto di acquistare.

E ogni qual volta si mangia una banana, quanti si rendono conto che capricci come questo hanno un costo salato in termini di risorse energetiche? Tutti i cibi esotici richiedono infatti un surplus di energia per il trasporto e la refrigerazione, ma chi ci pensa?

Senza contare che molti di questi prodotti provengono da Paesi del Terzo Mondo e perciò consumarli significa contribuire a perpetrare lo stato di indigenza delle popolazioni indigene, facendole sprofondare sempre più nel sottosviluppo. Infatti si deve sapere che in questi Paesi la produzione di cibo si concentra in gran parte su prodotti da esportare nei Paesi ricchi, come frutta esotica, carne, arachidi, caffè, cacao, tabacco, solo per fare qualche esempio. Perchè per i pochi che detengono il potere ciò è più remunerativo che produrre generi di prima necessità per la popolazione locale.

Inoltre, per far fronte all' ingente produzione, si utilizzano grandi quantità di fertilizzanti chimici ed anticrittogamici, compresi quelli  messi al bando in Europa e Stati Uniti, in quanto le leggi locali sono carenti in materia.

Le conseguenze sono facilmente immaginabili: mentre le compagnie produttrici di questi veleni approfittano furbescamente di queste carenze per sbolognare ciò che non possono più vendere nei Paesi dove le leggi lo proibiscono, noi ce li ritroviamo nei prodotti che importiamo.

Ma per tornare al discorso dei costi energetici, analoghe considerazioni valgono per gli alimenti industriali e quelli non di coltivazione biologica, in quanto qualsiasi forma di trattamento richiede energia, come pure l' uso di additivi, fertilizzanti chimici ed anticrittogamici, che derivano tutti dal petrolio, oltre ad essere degli inquinanti responsabili di alterare l' intero ecosistema.

Il fenomeno dell' eutrofizzazione delle acque ne è forse l' esempio più vistoso: l' alterazione dell' ecosistema marino, con crescita esuberante di alghe, fra l' altro, è dovuta non solo allo scarico dei detersivi, ma soprattutto ai fertilizzanti e ai liquami derivanti dalle deiezioni degli animali d' allevamento infiltratisi nel sottosuolo e che poi si riversano nei corsi d' acqua.

E così, con gli escrementi  animali arriviamo finalmente al  prosieguo del discorso iniziato col "Meat-free Monday".

Come afferma Umberto Veronesi nel suo ultimo libro, "Verso la scelta vegetariana", da scienziato di fama e vegetariano convinto qual' è, ci sono validissime ragioni scientifiche, e non solo ideologiche, per eliminare, o almeno ridurre, il consumo di carne (e non solo):

- Spreco di risorse

Non c'è che dire: quale esempio di inefficienza, l'  economia basata sulla produzione di carne è ineguagliata, dato il suo bassissimo rendimento: per ottenerne un chilo ci vogliono da 7 a 10 chili di cereali.

E' quindi del tutto evidente che una tale quantità di cereali potrebbe sfamare direttamente molte più persone di quanto possa fare un chilo di carne.

Ma non si tratta solo di spreco, perchè tutta l' ingente quantità di energia necessaria in vari modi alla produzione di cibo animale comporta anche l' emissione di quantità proporzionali di anidride carbonica (gas serra), superando, come dicevo nel precedente post, quella prodotta dall' intero settore dei trasporti, facendo degli allevamenti la principale causa del riscaldamento globale.

Inoltre l' estensione di terreno necessaria per produrre carne è di gran lunga maggiore di quella che occorre per una pari quantità di vegetali.

- Deforestazione

La diretta conseguenza è che ampie zone di foreste vengono sacrificate per far posto a pascoli o per la produzione di cereali e soja destinati all' allevamento. E' questa infatti  la principale causa della scomparsa di vegetazione, che potrebbe assorbire una buona parte dell' anidride carbonica atmosferica in eccesso, contribuendo così, anche in questo caso, all' effetto-serra.

La deforestazione, a sua volta, ha gravi ripercussioni sull' intero ecosistema, e in particolare sulla bio-diversità, in quanto le foreste sono l' habitat di migliaia di specie vegetali ed animali, che così scompaiono continuamente e inesorabilmente.

- Piogge acide

Questo noto fenomeno è dovuto principalmente alla presenza nell' atmosfera di gas serra provenienti dai fertilizzanti chimici (sia in fase di produzione che di utilizzo) e dall' evaporazione dei liquami degli animali d' allevamento, risultato della trasformazione delle loro deiezioni che, invece di svolgere il loro ruolo naturale di concime, vengono accumulate a cielo aperto.

Si tratta di un cocktail micidiale di ossidi di zolfo, protossido d' azoto e metano (che si forma anche per reazioni intestinali nei ruminanti).

- Scarsità d' acqua

Fra gli sprechi di risorse va inclusa a pieno diritto anche l' acqua, perchè pochi si rendono conto che la sua disponibilità sta diventando un problema sempre più serio (più di un miliardo di persone nel mondo non hanno accesso all' acqua potabile).

Ebbene, ancora meno tengono presente che la produzione di carne comporta l' utilizzo di una incredibile quantità d' acqua, che serve, oltre che per abbeverare le bestie, per l' irrigazione dei pascoli, per la produzione di foraggio, per lavare le stalle e gli stessi animali, per la macellazione ecc.

A questo punto si potrebbe obiettare che tutte le scelte sono dei compromessi, e che qualsiasi opzione comporta vantaggi e svantaggi. Perciò, a fronte di tutti questi aspetti negativi, ci sarà pure qualche irrinunciabile beneficio nel consumare cibo animale.

Ebbene no. L' unico beneficio è per chi lo produce.

Il paradosso è che una alimentazione carnivora, o comunque con molto cibo animale, è una scelta inappropriata anche dal punto di vista della salute.

Intanto bisogna far notare che tutti gli alimenti di origine animale sono l' ultimo anello di una catena alimentare. Questo implica che in essi ci sia la massima concentrazione di inquinanti ambientali, buona parte dei quali utilizzati  direttamente o indirettamente proprio per la loro produzione, come abbiamo appena visto.

Perciò, a meno che non sia di origine biologica, il cibo animale è in genere ben più contaminato di quello vegetale.

E per evidenziare meglio questo suddetto paradosso, basti sapere che nel mondo ci sono quasi un miliardo di persone sottonutrite e più di un miliardo col problema opposto, che soffrono per questo delle cosiddette malattie da civilizzazione (sovrappeso, obesità, malattie cardiovascolari, diabete, ipertensione, tumori e persino demenza senile. Tutte patologie sulla cui correlazione col modello dietetico vigente non sussistono più dubbi).

Ci sono però anche oltre tre miliardi complessivi di capi di bestiame che si pappano un bel pò delle risorse alimentari mondiali (in molti paesi la maggior parte della produzione  cerealicola è destinata a foraggiare gli animali).

Ebbene, questi tre miliardi di simpatiche bestiole vanno però purtroppo a nutrire proprio quel miliardo e passa di popolazione ipernutrita, a scapito di quella sottonutrita, facendola per giunta ammalare!

Malattie che poi si curano, come si sa, coi farmaci, a loro volta energivori e altamente inquinanti, che vanno così a chiudere la spirale perversa.

Pazzesco!

E come ciliegina sulla torta non si può non far notare che i grandi Paesi emergenti, come Cina, India e Sud America, nella loro frenetica corsa verso l' emancipazione, incuranti della lezione che viene dall' esperienza dell' Occidente benestante, stanno commettendo gli stessi nostri errori, e così la loro richiesta di carne e altri cibi da "ricchi" sta crescendo in modo preoccupante.

Chi riuscirà a convincerli che già oggi (e quindi senza tener conto della costante crescita demografica), se volessero adottare gli stessi standard di consumo occidentali, non basterebbero tutti i cereali e la soja che si producono nel mondo per nutrire tutti gli animali destinati a finire sulle loro tavole?

Insomma, se un alieno venisse sulla terra e prendesse atto di questa situazione penserebbe con ogni probabilità che è scoppiata una epidemia di follia, scatenata magari da un nuovo virus sfuggito da qualche laboratorio.

Che stiamo distruggendo l' ambiente parallelemente a quanto stiamo facendo nei confronti di noi stessi, però, è un paradosso solo apparente.

Diventa invece un fatto coerente se teniamo conto che l' uomo e l' ambiente sono un tutt'uno inseparabile, in quanto interdipendenti. Come dicevano i saggi Cinesi Taoisti: "Così in basso, così in alto", intendendo che il microcosmo (l' uomo) è una replica in scala minore del macrocosmo (la natura, l' universo). Concetto confermato dalla teoria olografica dell' universo.

Perciò, dal momento che la mentalità e i criteri con cui trattiamo l' ambiente sono gli stessi con cui gestiamo la nostra salute, non sorprende che ciò che fa male all' uno nuoce anche all' altro.

Certo, da tutto quanto appena detto si capisce che non si tratta di un problema di semplice soluzione.

Oltre agli evidenti enormi interessi economici in gioco, bisogna far presente che i problemi ambientali sono così complessi e interdipendenti da richiedere un profondo cambiamento di mentalità.

Ecco perchè non è possibile risolverli solamente a livello amministrativo, tecnologico o politico. Qualsiasi provvedimento infatti si scontrerà inevitabilmente col problema di avere a che fare con individui non educati alla consapevolezza e a responsabilizzarsi nei confronti della natura.

E, ironia del caso, tutto questo avviene mentre i soliti "esperti" (che sono tali solo perchè hanno la fortuna di poter far sentire la loro voce sui giornali) tentano di farci il lavaggio del cervello facendoci credere che i problemi ambientali e quello della fame nel mondo si potranno risolvere grazie alla chimica, alla tecnologia e agli OGM.

STRONZATE!

Come vari esponenti del movimento "verde" hanno denunciato, fra cui l' insigne studiosa Frances Moore Lappè, la tecnologia, a fronte di un momentaneo miglioramento, può solo aggravare i problemi, soprattutto per le popolazioni più indigenti, che soffrono non perchè  non c'è cibo per tutti (come si vuole far credere), ma perchè sono alla mercè di  poche persone che decidono cosa produrre e a chi venderlo.






Michele Nardella

6 commenti:

  1. drammatiche parole verissime..... consapevolezza: che parola difficile da sottoporre alla gente. sembra che si preferisca, al di là delle ideologie e del parlare tanto per, ingozzarsi e riempirsi di tutto (problema bulimico???) pur sapendo delle conseguenze nefaste ambientali e salutari piuttosto che cominciare a fare delle rinunce.....
    è prorpio un problema MENTALE della nostra frustrata società che cerca nel cibo l'unico appagamento alle mille frustrazioni della vita...
    è anche un problema sociale perchè far passare una CULTURA nuova non solo è cosa assai difficile, ma pure avversa dalle multinazionali della morte che tutto hanno da guadagnare davanti alla nostra miseria e tutto hanno da perdere davanti alla consapevolezza umana...... e per questo sono disposte anche ad uccidere!

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    1. Grazie per l' intervento.
      Come ho detto nell' articolo, ci sono innegabili difficoltà, ma, per quanto grandi, possono essere superate solo se il cambiamento comincia da noi.
      Considerazione che si riallaccia al discorso, già fatto recentemente, sui campi miorfogenetici.

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  2. Perfetto, non manca nulla in questa analisi.

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  3. Grazie, ma per chi è sordo (per sua scelta) qualsiasi argomento è inutile.

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  4. Grazie Michele per il tuo costante impegno nel divulgare informazioni utili al benessere di ciascuno.
    Ti sono riconoscente.

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  5. Grazie a te, Giancarla, sempre puntuale nell' apprezzare i miei post.
    Come puoi vedere, non sono in tanti a commentare e tu sei l' unica a farlo ogni volta e in modo lusinghiero.
    Di nuovo grazie di cuore.

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