domenica 25 ottobre 2015

La testimonianza di una giovane donna guarita da una rara forma di colite ulcerosa


Dopo la storia della signora Virginia Harper e della sua incredibile guarigione, per concludere il discorso sulle malattie infiammatorie intestinali in questo post parlerò di un altro caso altrettanto eclatante di cui è stata protagonista ancora una donna, l'oriunda italiana sig.ra Marisa Marinelli, colpita in giovane età da una severa forma di colite ulcerosa che la costrinse a rinunciare alla sua aspirazione di diventare una ballerina professionista. Anche in questo caso lo straordinario epilogo di questa dolorosa storia  ha indotto chi l' ha vissuta a diventare invece una professionista della salute olistica frequentando corsi al Kushi Institute nel Berkshire (Massachusetts), ma andiamo con ordine.

Tutto cominciò con una strana sensazione allo stomaco come di indolenzimento proprio durante una lezione di danza che l' allora diciannovenne fu costretta ad interrompere richiamando l' attenzione dell' insegnante. All' epoca la ragazza non aveva idea di cosa fossero le malattie infiammatorie intestinali e non immaginava che quegli strani sintomi fossero l' anticamera di quella colite ulcerosa che le diagnosticarono di lì a poco e che l' avrebbe portata a trascorrere sette lunghi anni di grandi sofferenze.


In tale periodo non passava mese senza che le capitassero episodi acuti che la costringevano spesso al ricovero ospedaliero con periodi di degenza anche di settimane. Le violente scariche di diarrea e il vomito la portarono presto a perdere molto peso e massa muscolare, cui si aggiunse perfino  difficoltà a camminare e a danzare da sola. Non sapeva cosa mangiare perchè qualsiasi cibo introdotto le procurava ogni volta dolore.

In questa situazione i medici non sapevano fare altro che somministrarle i soliti potenti, aggressivi farmaci antinfiammatori, i cui pesanti effetti collaterali si rivelarono tali da indurre la malcapitata ad affermare in seguito, nel raccontare la sua triste storia, che non avrebbe dato una dose di prednisone neanche al suo peggior nemico.

Ma i guai erano solo all' inizio perchè un anno dopo la diagnosi di colite ulcerosa si scoprì che la nostra sfortunata Marisa faceva parte del 5% di tutti i malati di disturbi infiammatori intestinali nel mondo che in aggiunta sviluppavano una reazione secondaria chiamata pioderma gangrenoso, una dermatosi infiammatoria che colpisce frequentemente gli arti inferiori, presentandosi all' inizio con pustole che evolvono in ulcere molto dolorose, di profondità e grandezza variabili, dai bordi violacei o bluastri e circondate da eritema. E' una condizione che si associa spesso, appunto,  a infiammazioni croniche intestinali.


Il pericolo maggiore in questi casi è che se le ulcere si approfondiscono fino all' osso, ai medici non rimane altra scelta che amputare l' arto. Ma per fortuna non fu il caso di Marisa, che tuttavia non potè fare a meno di essere sottoposta ad estremi dosaggi di prednisone, dato che il suo medico curante non aveva mai visto un caso così grave.

Dopo una temporanea remissione e la sospensione del farmaco per alcuni mesi, però, i sintomi si ripresentarono immutati e così la ragazza fu di nuovo ricoverata in ospedale. Essendo certa a quel punto che per la medicina convenzionale l' unica prospettiva per lei era quella di diventare farmaco-dipendente a vita, si convinse finalmente che quella non poteva essere la soluzione. Non avrebbe mai accettato di prendere 20 pillole al giorno per il resto della vita e meno che mai farsi amputare un arto.

Cominciò così a cercare opzioni alternative, cosa che la portò a conoscere una ragazza che aveva sofferto come lei di colite ulcerosa, la quale le fece leggere il libro "Controlling Crohn' s Disease The Natural Way" (non disponibile in italiano) scritto da Virginia Harper, il personaggio, lo ribadisco, di cui ho parlato la volta scorsa. Era stata lei ad averla guarita grazie ad una dieta e uno stile di vita secondo la macrobiotica.

Per quanto per Marisa fosse una cosa del tutto nuova e per quanto non avrebbe immaginato di essere così "fuori equilibrio", pensò che non aveva nulla da perdere a provare un' altra chance e così cercò il sito web di Virginia Harper per avere con lei una consultazione.

Virginia Harper divenne dunque il suo "guru" dei disturbi intestinali, ma era geograficamente troppo lontana per lei, che perciò preferì rivolgersi in seguito alla "fonte" della macrobiotica, e cioè al Kushi Institute di Becket, nel Massachusetts, anche perchè presto si rese conto che per una ragazza che non sapeva neanche come cuocere il riso c' era bisogno di studiare seriamente cominciando dalle basi per poi acquisire una conoscenza completa della materia, compresi gli aspetti più filosofici. Aveva insomma capito che la macrobiotica era molto di più che mangiare semplicemente determinati cibi e così, dopo un soggiorno all' istituto che le permise di frequentare il suo primo corso residenziale nel febbraio 2006, potè tornare a casa sentendosi una persona completamente rinata, perchè i sintomi di quella malattia che l' avevano tormentata per anni stavano come per miracolo rapidamente scomparendo.

La sua però era una famiglia italiana, la cui cucina a base di piatti di pasta condita con formaggio e salsa di pomodoro è notoriamente una parte importante della cultura tradizionale  cui pochi sono disposti a rinunciare, e nessuno immaginava quanto drasticamente la dieta di Marisa fosse cambiata e che impatto avrebbe avuto a livello sociale, così l' ex-malata divenne presto per amici e parenti "la strana ragazza che non mangia carne nè latticini" e a volte si sentiva uno zimbello a causa delle solite battute o di alcuni commenti ironici. Come quando una volta in spiaggia si sentì chiedere scherzosamente da un amico se avesse intenzione di mangiare alghe a pranzo.

In un simile contesto chiunque non sia animato da profonda motivazione finirebbe col rinunciare ai suoi propositi e in effetti le difficoltà non sono mancate neanche per Marisa, ma per fortuna l' unico incentivo per continuare era che la dieta funzionava. Infatti dopo solo un mese dall' inizio del cambiamento tutti i sintomi erano scomparsi e dopo  altri pochi mesi cominciò ad avvertire più profondi cambiamenti, che significavano più energia, più calma, miglior sonno e una sensazione di maggior felicità. Questo le permise perfino di tornare alla sua vecchia passione: il ballo.

Come la nostra protagonista oggi ricorda, quando si fa una scelta senza compromessi come la sua è importante avere un supporto morale dal proprio  ambiente sociale, tuttavia ripensando a tutti gli ostacoli da lei incontrati nel suo percorso si sente grata per le difficoltà affrontate, in quanto col senno di poi le considera delle sfide per mettere alla prova la sua determinazione nel raggiungere una nuova qualità di vita e diventare più forte.

Per usare le sue stesse parole: "Una volta pensavo che la vita non valesse la pena di essere vissuta senza poter godere di maccheroni al formaggio e... tutto il resto, ma mi sbagliavo. Oggi posso dire onestamente che tutte quelle cose non mi mancano e la maggiore ricompensa per avere scelto la strada del buon cibo è che esso mi ha dato la salute e con questa la forza di affrontare le difficoltà della vita. Ho capito che la salute non è questione di fortuna ma di scelta. Io ho avuto la fortuna di scoprire la macrobiotica e di avere la possibilità di percorrere una strada alternativa per la guarigione e ho scelto quella."

Attualmente Marisa Marinelli è consulente junior e insegnante di cucina macrobiotica, essendosi diplomata al Kushi Institute. Ha inoltre seguito corsi speciali, di cui uno di tre mesi nel 2008 con Virginia Harper e un programma di sei mesi nel 2010 con Cristina Pirello, altra grande esperta, mentre al momento sta frequentando un corso avanzato per consulenti alla scuola Macrobiotics America fondata da David Briscoe, uno dei più qualificati insegnanti macrobiotici al mondo.

Chi conosce l' inglese può leggere qui la storia in versione originale raccontata dalla stessa protagonista, che io ho cercato di riassumere, sicuro di non aver tralasciato nulla di importante.

Ricordo che chi volesse fare una donazione al Kushi Institute, un' associazione senza fini di lucro, può utilizzare questo link e cliccare sulla voce "Donate" in basso a sinistra per effettuare il versamento.  E' grazie al libero contributo di privati che possono  realizzarsi le sue tante attività culturali e divulgative.
Grazie.

 

Michele Nardella

4 commenti:

  1. Argomento molto interessante, non ne avevo mai sentito parlare, che fa nascere in me un altra domanda. Che fare per la colite causata dal diabete?
    Grazie, per tutte le preziose informazioni.
    Buona serata!

    RispondiElimina
  2. Cara Giancarla, grazie per i complimenti. Io credo (modestamente) che il discorso in sostanza sia lo stesso: se dei casi estremamente gravi, come quelli di cui ho parlato, si sono potuti risolvere brillantemente, a maggior ragione anche altri tipi di colite che non presentano ulcerazioni possono guarire. Di importanza fondamentale ovviamente la dieta, che deve essere formulata da un vero esperto. Questa deve fondamentalmente provvedere (magari assieme ad un integratore di probiotici di qualità) al ripristino di una sana e rigogliosa flora intestinale e a calmare l' infiammazione. Un prodotto specifico per quest' ultimo effetto è la bevanda di kuzu (una fecola di una radice selvatica) che si prepara sciogliendo un cucchiaino colmo del preparato in una piccola tazza d' acqua fredda; si aggiunge, stemperando, un pezzetto di umeboshi (specie di albicocca selvatica giapponese che si può trovare in erboristeria o in un negozio di macrobiotica) e si porta a bollore; si spegne la fiamma e si beve caldo, meglio lontano dai pasti. Buona serata!

    RispondiElimina
  3. Anch'io, mi ritengo guarita dalla colite ulcerosa.
    Senza arrivare a soluzioni così drastiche, ho corretto la mia alimentazione e ne ho tratto grandi benefici.
    L'ultima colonscopia eseguita, ha visualizzato un colon integro ottimamente pulito.
    Il "luminare" che lo ha eseguito, ha perfino dubitato che io avessi tale patologia.
    Ha detto, che la diagnosi era sbagliata, che non era possibile che io non assumessi nessun medicinale, che non aveva mai visto un colon così "sano" in presenza di rcu.
    Si dà il caso, che fu proprio lui, a diagnosticarlo nel '93!
    L'ultima manifestazione di malattia, nel 2006, ho portato in discarica borsoni di farmaci, rifiutando ulteriori cure e ponendo attenzione all'alimentazione. Via tutti i cibi industriali innanzitutto, carne pochissima e preferibilmente bianca, niente latte, insaccati, dolci, prodotti da forno, lieviti. Via libera a frutta e verdura, che prima, mi scatenavano emorragie. Qualche volta, faccio un periodo durante il quale bevo il gel d'argilla la mattina. Potrei stare ancora meglio, se la gola, non m'inducesse a...peccare!

    RispondiElimina
  4. L' importante è essere sempre consapevoli delle proprie scelte.
    Grazie per la testimonianza.

    RispondiElimina