venerdì 27 luglio 2018

Le "eccellenze" del made in Italy... non così eccellenti per la salute


Nei giorni scorsi, come molti sapranno, c'è stata la bufera mediatica scatenata dalla notizia da parte di OMS e ONU di voler penalizzare zucchero, sale e grassi saturi contenuti in moltissimi alimenti di largo consumo per arginare l'ondata di malattie degenerative in continua crescita in tutti i Paesi sviluppati.

Un provvedimento più che mai opportuno che giunge perfino in ritardo e che non dovrebbe suscitare opposizioni, data l'ormai indiscutibile correlazione tra il modello dietetico moderno e il dilagare di patologie tipiche delle società opulente. Ricordo a titolo di esempio le linee guida del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, che raccomandano fra l'altro di evitare, più che ridurre, il consumo di carni conservate (salumi), e questo la dice lunga...

Dunque stiamo parlando di fondazioni e organismi internazionalmente riconosciuti, non di uno sparuto gruppo di buontemponi che si divertono a fare goliardate diffondendo allarmismi ingiustificati per vedere l'effetto che fa, eppure c'è chi ha ancora la facciatosta di mettere in discussione la fondatezza di una simile proposta. Una reazione ingiustificata, seppur prevedibile, che suggerisce due possibili spiegazioni: si tratta di mera presunzione (un male incurabile purtroppo molto diffuso), ossia di persone disinformate che vivono costantemente con la testa sotto la sabbia e col cervello in naftalina, salvo poi pretendere di giudicare cose di cui non si sono mai interessate... oppure persone che hanno evidenti interessi personali da difendere o semplicemente colluse. Caso, quest'ultimo, a mio giudizio più frequente: è già successo in passato altre volte, come per le sigarette, poi per la prima proposta, poi bocciata, di tassare alimenti e bibite contenenti zucchero e succederà prevedibilmente ancora in futuro. 

Nulla di nuovo sotto il sole: ognuno pensa solo al proprio orticello e a portare acqua al proprio mulino, e chi se ne frega se salute e ambiente vanno a ramengo (sì perché, anche se ci si guarda bene ufficialmente dall'ammetterlo, è opportuno ricordare, fatto incontestabile, che l'attuale modello alimentare ha pesantissime ripercussioni anche in termini ecologici).

Dunque i tanti fessacchiotti sbraitanti che trovano da ridire su un provvedimento dettato dal più elementare buonsenso non vedono oltre la punta del loro naso, perché sembra proprio che non ce la facciano a capire che oltre al proprio tornaconto e al PIL c'è qualcos'altro, un qualcos'altro persino più importante che si chiama "qualità della vita", e che quando quest'ultima peggiora finisce col risentirne negativamente persino il loro tanto beneamato PIL! Basti solo pensare all'enorme onere sociale che comporta il dover gestire l'epidemia di malattie degenerative, per non parlare di problemi legati a politiche energetiche e costi ambientali.

Ma ciò che mi ha fatto trasecolare è la sconcertante disinvoltura di chi vuol difendere i prodotti nostrani in questione prendendo a pretesto nientemeno che un accostamento del tutto illegittimo e paradossale con la tradizionale dieta mediterranea. Come se le virtù di quest'ultima (almeno nel suo significato originario) fossero dovute ad essi e non alla loro  scarsa presenza. 

In uno sciagurato articolo linkato su ad inizio post si legge infatti testualmente:

«Una posizione priva di solide basi scientifiche - sottolinea la Coldiretti - che va contro gli stessi principi della dieta mediterranea fondata principalmente su pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari che ha consentito agli italiani di conquistare valori record nella longevità a livello mondiale, con una speranza di vita di 82,8 anni (85 per le donne e 80,6 per gli uomini). In questo modo - ricorda Coldiretti - si mette in pericolo non solo la salute dei cittadini italiani ed europei, ma anche un sistema produttivo di qualità che si è affermato pure grazie ai riconoscimenti dell'Unione Europea. In gioco per l'Italia - precisato Coldiretti - c'è la leadership in Europa nelle produzioni di qualità con 293 riconoscimenti di prodotti a denominazione (Dop/Igp)».

Ma com'è possibile che si dicano simili castronerie senza che nessuno intervenga per una opportuna rettifica? Una inconcepibile indecenza!

Lo scientismo, l'atteggiamento oggi più che mai diffuso nella nostra cultura che si esprime nell'interpretare la scienza in modo becero, arbitrario e a volte dogmatico, e che perciò non va confuso con questa, può giocare brutti scherzi. Evidentemente qualcuno, mèmore della proprietà transitiva vigente in matematica (secondo cui se A = B e B = C, si deve concludere che A = C), deve aver pensato:

Parmigiano e prosciutto di Parma = tradizioni gastronomiche tipiche italiane,
tradizioni  gastronomiche tipiche italiane = dieta mediterranea, perciò...
parmigiano e prosciutto di Parma = dieta mediterranea.

E voilà, ecco l'auspicata alchimia che trasforma improvvisamente prosciutto e formaggio in alimenti rappresentativi della dieta mediterranea e dunque sani!

Altre incongruenze si rilevano nel far credere che si vogliano penalizzare i prodotti italiani ("le eccellenze che tutto il mondo ci invidia!"), come se l'Italia fosse l'unico Paese che produce ed esporta salumi e formaggi, e che tale mossa sarebbe finalizzata a favorire l'industria di discutibili prodotti  spacciati per dietetici. Ma chi dice questo è ignorante o in malafede perchè parla come se i cibi "light" e altri discutibilmente salutari fossero l'unica alternativa a quelli sicuramente non salutari che si vogliono a tutti i costi proteggere (guardate il video qui linkato, che è un esempio di sconsideratezza e luoghi comuni).

Insomma l'ala più conservatrice della società non ne vuol proprio sapere di cedere al pur tanto (e da tutti) auspicato cambiamento. Cambiamento che comunque è inevitabile perché è nell'ordine delle cose e che non può prescindere dal cibo. Il cibo è infatti direttamente o indirettamente all'origine dei più significativi problemi del nostro tempo, anche se sono ancora in pochi tanto lungimiranti da capirlo e ancor meno quelli disposti ad ammetterlo.

C'è un bellissimo pensiero di Fritjof Capra tratto da uno dei suoi famosi libri, "Il Punto di Svolta", che ancora ricordo perché mi colpì subito e che sembra del tutto appropriato alla situazione da me appena illustrata:

"... Durante il travagliato processo di sfacelo della società la sua creatività, la sua capacità di rispondere alle sfide non è però perduta completamente.  Benchè la corrente culturale principale si sia irrigidita aderendo a idee fisse e modelli di comportamento stereotipati, sulla scena appariranno minoranze creative le quali continueranno il processo di sfida-e-risposta.  
Le istituzioni sociali dominanti si rifiuteranno di cedere il loro ruolo-guida a queste nuove forze culturali, ma continueranno inevitabilmente a declinare e a disgregarsi e le minoranze creative potranno trasformare alcuni dei vecchi elementi in una nuova configurazione.  
Il processo dell' evoluzione culturale continuerà, ma in nuove circostanze e con nuovi protagonisti."

  Michele Nardella

3 commenti:

  1. Occorerebbe che si insegnasse igiene alimentere, ai bambini.

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  2. Certo, ma chi dovrebbe insegnare cosa? Purtroppo il problema è complesso... ed è sempre lo stesso: Perfino le istituzioni sono ostaggio dell'industria alimentare, che ha allungato i suoi tentacoli dappertutto.
    Lo sapevi, per esempio, che l'industria del latte organizza da tempo (e non solo in Italia) campagne di "educazione alimentare" nelle scuole? E puoi immaginare che cosa può inculcare nelle menti di giovanissimi soggetti.

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  3. A proposito del latte, caro Michele che alternative al latte vaccino consigli... Il latte di soja mi sembra che tu lo abbia sconsigliato..... E allora, considerando che il latte di riso ha un tenore in protein e alquanto scarso... Cosa CONSIGLI? LATTE FI FARRO AVENA MIGLIO KAMUTH O MANDORLE? Grazie per la risposta che vorrai dare

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