martedì 9 ottobre 2018

Il cibo come medicina: ce ne parla il nostro impareggiabile Berrino


L'attività letteraria del più illustre esponente italiano dell'approccio olistico all'alimentazione e alla salute sembra inarrestabile. Sto parlando naturalmente del Prof. Franco Berrino, epidemiologo divenuto sempre più famoso proprio per le sue ricerche pionieristiche nel campo della nutrizione che hanno contribuito a rivoluzionare le conoscenze accademiche universalmente accettate fino a pochi lustri fa (e che ancora vengono in buona parte divulgate a livello ufficiale, purtroppo).

Dopo infatti quattro libri pubblicati in otto anni (io stesso ne ho scritto la recensione che potete trovare in fondo a questo post), in cui sembrava avesse detto tutto ciò che concerne il benessere in tutti i suoi aspetti alla luce delle più avanzate scoperte scientifiche (non solo in campo nutrizionale), ecco arrivare in questi giorni "Medicina da mangiare".

Che cosa può dunque aver spinto l'illustre scienziato ad aggiungere questo nuovo capitolo alla nota ed apprezzata serie? Ebbene l'idea è nata, come l'autore stesso tiene a precisare nella presentazione, dall'esigenza di aiutare i neofiti a mettere in pratica il contenuto teorico dei lavori precedenti, con particolare riferimento a "Il Cibo dell'Uomo". Il libro comprende infatti, oltre ad una insolitamente corposa mole di ricette disseminate nei capitoli dedicati ai vari problemi di salute, indicazioni su tutti gli accorgimenti da adottare, insomma l'ABC necessario quando si inizia il cammino della "Grande Via", grazie anche al contributo di esperte macrobiotiche come Silvia Petruzzelli e Simonetta Barcella. Inoltre, se nei precedenti lavori il discorso era generico e incentrato sostanzialmente sull'aspetto preventivo, qui si vuole  mettere in evidenza la valenza terapeutica del cibo nelle principali aree patologiche, come del resto si evince dal titolo che riecheggia il noto adagio ippocratico ("Il cibo sia la tua medicina; la tua medicina sia il cibo"). 

Ed era ora che qualcuno dell'ambiente accademico, che rappresentasse dunque l'ufficialità, avvalorasse questo concetto ancora largamente incompreso e sottovalutato dalla maggioranza dei professionisti sanitari, a dispetto di quanto asseriva appunto Ippocrate già più di 2000 anni fa.

Finché si parla di prevenzione, infatti, ormai sono tutti d'accordo sull'importanza del cibo (salvo poi avere opinioni diverse a riguardo), ma che lo stesso possa avere un ruolo determinante anche per curare pressoché ogni malattia è un concetto che fa ancora fatica ad essere accettato sia dalla gente comune che dagli "addetti ai lavori". Eppure a rigor di logica dovrebbe essere evidente che se si riconosce al cibo il potere di farci ammalare significa che non potrà naturalmente che essere esso stesso  il mezzo più adatto a guarirci, se si sa come sceglierlo. Un ottimo esempio di come l'impostazione prettamente farmacologica della pratica medica a tutti i problemi di salute abbia un peso determinante sui pregiudizi culturali più comuni.

Già nei libri che hanno preceduto quest'ultimo in esame si era messo in evidenza come  la scienza stia confermando sempre più i concetti e le pratiche più comuni invalse nelle tradizioni più antiche, e così il cerchio si chiude col ritorno alle origini. Sì, perché sembra una regola quella che vede la scienza prima negare ciò che intuitivamente ed empiricamente veniva una volta considerato vero... per poi riconoscerne la validità.

La prima e più prestigiosa conferma risale già a molti decenni fa, quando l’eminente fisico danese Niels Bohr fece incidere nel suo stemma nobiliare il motto Contraria sunt complementa” (gli opposti sono complementari) assieme all’ormai ben noto emblema taoista dello yin e yang, in riconoscimento dell’antica saggezza orientale, pienamente confermata da quegli studi che egli stesso aveva contribuito a portare avanti.

Ed è molto interessante scoprire, per tornare al nostro discorso, che lo stesso Berrino si sia lasciato catturare dal fascino delle antiche conoscenze per una provvidenziale circostanza: aveva fortuitamente scoperto, non senza sorpresa, che i risultati delle sue ricerche sulla relazione dieta-tumore mammario, scaturiti da quello che è conosciuto come Progetto DIANA,  indicavano sostanzialmente nelle direttive generali della macrobiotica, più che di altre scuole di pensiero di ispirazione salutista, la via preventiva da seguire (indicazioni del resto suggellate successivamente dalle raccomandazioni del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, come nel libro in parola viene ricordato). E non è tutto, perché in seguito si è scoperto che quello stesso modello si dimostrava valido anche per le altre principali patologie degenerative moderne.

Del resto già di primo acchito si può notare la stretta somiglianza  tra la dieta macrobiotica standard e il modello della famosa dieta mediterranea, universalmente riconosciuta come la più sana. Viene dunque spontaneo metterle a confronto esaminandole nei particolari:

La vera dieta mediterranea (quella delle nostre più antiche tradizioni) è largamente a base vegetale, esattamente come la macrobiotica (che non esclude necessariamente i cibi animali, ma ne consiglia una scelta oculata sia nella quantità che nella qualità);
Entrambe le diete pongono i cereali come alimento base, che vengono consumati di regola nella loro forma integrale, la più naturale e completa, come in genere tutti gli alimenti;
E se la macrobiotica sconsiglia ogni prodotto artificiale, tutto ciò che non ha storia e che pertanto il nostro organismo non è preparato a gestire (zucchero e la maggior parte degli alimenti e bevande industriali, nonché alimenti di coltivavazione non biologica), se consiglia di consumare alimenti cresciuti localmente e di stagione, c'è da dire che, seppure per necessità e non per scelta, si è sempre fatto così fino a quando l'industrializzazione e i mezzi di comunicazione moderni non hanno stravolto le nostre abitudini.

Ma volendo approfondire la conoscenza della macrobiotica si scopre inoltre che quella che ancora per molti è una stravaganza modaiola, una curiosità folkloristica o una manìa salutistica è in realtà il metodo più completo, coerente e pratico per raggiungere la vera salute (concetto che va oltre il significato banale comunemente attribuitogli) e mantenerla. Il suo punto di forza è la capacità sintetica espressa nel linguaggio universale del Principio Unico yin-yang, che rende tutto più semplice e chiaro facendone l'approccio olistico per eccellenza. A tal proposito voglio citare le parole della nutrizionista d.ssa Annemarie Colbin nel suo libro"Cibo e Guarigione" (pag. 130):

"Fra tutte le filosofie alimentari che ho finora conosciuto, ritengo che la macrobiotica sia l' unica che proponga un metodo teorico sinceramente olistico. Teoricamente la dieta tiene conto di tutte  le circostanze possibili della vita di un individuo: l' ambiente, i fattori ereditari, la condizione presente, la costituzione e anche gli obiettivi e l' attività lavorativa... "

Dunque tutte le popolazioni del mondo fino a tempi relativamente recenti hanno sempre seguito abitudini, se non proprio "macrobiotiche", sicuramente molto più vicine a questa che a quelle moderne tipiche dei paesi industrializzati, anche se di solito non ci si pensa. C'era una volta infatti un tempo in cui la razionalità non aveva ancora preso il sopravvento sull'istinto e l'intuizione, essendo l'uomo a più  stretto contatto con la natura e i suoi ritmi, in una cultura che contemplava la conoscenza, e non la scienza, non essendoci barriere artificiali tra medicina, filosofia e religione.

E' opportuno però tener presente che se certi concetti e teorie sono spesso etichettati come "non scientifici" non vuol dire necessariamente che siano falsi, senza fondamento, bensì che la scienza, come ogni punto di vista, ha dei limiti intrinseci. Limiti che è necessario oltrepassare, se si vuole comprendere a fondo il mondo e i nostri reali bisogni.

La scienza disseziona, separa, analizza, mentre la macrobiotica sintetizza, riorganizza riportando tutto all'unità originaria e dandogli così un senso compiuto. Si tratta evidentemente di due punti di vista complementari entrambi necessari per raggiungere quella tanto auspicata conoscenza, che è poi in sostanza il messaggio che il libro vuole trasmettere.




Non è dunque senza motivo che nel libro in questione, come in quelli precedenti, si parla di dieta "macro-mediterranea". Si è voluto infatti con questo neologismo sottolineare come i vantaggi della famosa dieta mediterranea possano essere ulteriormente amplificati dall'integrazione con i concetti peculiari delle antiche tradizioni mediche che la macrobiotica riesce a sintetizzare.

Insomma, come si sarà capito, "Medicina da mangiare" è una miniera di preziosissime informazioni difficilmente reperibili altrove, e sicuramente non tutte quante assieme. Oltre a un intero capitolo propedeutico dedicato al principio yin-yang, dove si accenna anche alla diversa interpretazione che gli dà la macrobiotica rispetto alla Medicina Tradizionale Cinese (argomento molto interessante su cui è doveroso segnalare un'esauriente e magistrale spiegazione di Carlo Guglielmo nel suo "Il Grande Libro dell'Ecodieta" a pag. 553), il lavoro spazia su tutti gli aspetti della cura della salute, da quelli più comuni e scontati, come problemi di peso e tutti gli altri connessi alla sindrome metabolica, vero flagello sociale, a quelli più particolari come i problemi della terza età, la maternità, i bambini, le malattie autoimmuni, la depressione, l'Alzheimer e persino consigli su come organizzare un "kit di sopravvivenza" per quando si viaggia, si va in vacanza o si è costretti a mangiare fuori casa.

Particolarmente interessante il capitolo dedicato ai tumori, con consigli sulla dieta più adatta a supportare la chemioterapia, come pure per chi è portatore dei famigerati geni BRCA, quelli che predispongono al cancro al seno e che, diversamente da quanto comunemente si crede, possono essere ragionevolmente inibiti con i dovuti accorgimenti.

Un libro dunque consigliabilissimo non solo a chiunque sia interessato alla salute a 360° e disposto a cambiare radicalmente stile di vita, ma anche e soprattutto, direi, a chi opera nel campo della sanità. Oggi  che le giuste informazioni sono disponibili come mai in passato non ci sono più scuse all'abissale ignoranza dei medici, e non solo, in fatto di nutrizione, i quali, come sottolinea Berrino, non si rendono conto di come una dieta inadeguata possa ostacolare la guarigione dei loro pazienti, o possa favorire una recidiva, e di come una adatta possa migliorare e accelerare gli effetti di una terapia farmacologica, se non addirittura sostituirsi ad essa.

Michele Nardella 


Il Cibo dell'Uomo secondo Berrino

Con "La Grande Via" Berrino è tornato... alla grande!

Ventuno giorni per rinascere 

 
Medicina da Mangiare Medicina da Mangiare
Con il contributo di Simonetta Barcella e Silvia Petruzzelli
Franco Berrino

Compralo su il Giardino dei Libri

2 commenti:

  1. Non trascurerò queste preziose informazionied anche il libro. Grazie Michele
    Daniela Polli

    RispondiElimina