venerdì 30 dicembre 2011

Mangiate ciò che vi piace... ma con moderazione!


Come ogni anno, puntuali come una cambiale, come Babbo Natale e la Befana, su giornali e tv arrivano in questo periodo di festività i soliti "illuminanti" consigli su come regolarsi per gestire le "irrinunciabili", a quanto pare, maratone gastronomiche, senza la minima speranza di poter sentire qualcosa di diverso da ciò che è già stato  ripetuto migliaia di volte fino alla nausea.

Ma almeno dicessero cose originali e soprattutto utili! Macchè!

Infatti lo spunto per scrivere questo post (ne avevo già scritto uno sullo stesso argomento, "Lacrime di coccodrillo", pubblicato su www.autodifesalimentare.it/blog, che trovate nel box qui a fianco) me l' ha fornito proprio la frase detta a questo proposito, riportata nel titolo, che ho sentito da Pietro Migliaccio, un nutrizionista dei più noti, spesso intervistato in tv: "Mangiate ciò che più vi piace... ma fatelo con moderazione" (più o meno queste le parole).

Ma dico io, c'è bisogno di scomodare un esperto per dover sentirsi dire simili str... pardon, banalità? Se ognuno chiedesse alla propria madre o alla propria nonna, non potrebbe ricevere un consiglio più banale.

Non sarà che questi esperti non sanno ormai più cosa dire, perchè rassegnati a veder cadere nel vuoto tutti i loro appelli a comportamenti alimentari più consoni ai reali bisogni del nostro corpo che ai capricci del nostro palato, consci del fatto che, specie in periodi di festività, nessuno sembra disposto ad anteporre la ragione alla gola?

Io credo che il problema vada affrontato su un piano diverso, e che in certi comportamenti sociali capire e saper gestire l' aspetto psicologico e motivazionale è molto più importante che suggerire ciò che si dovrebbe fare e cosa no, se non si vuole affrontare una battaglia contro i mulini a vento.


A questo proposito mi sembra particolarmente opportuno comunicare una notizia di cui molto difficilmente sentirete parlare, ma proprio per questo importantissima per capire queste problematiche e perchè è così difficile risolverle.

E' ormai scientificamente dimostrato, come sostiene il prof. Antonio Federico della Società Italiana di Neurologia (SIN), che l' uso sregolato del cibo può essere all' origine di dipendenze al pari delle più tristemente conosciute droghe. E trattandosi di una notizia scientifica taciuta dai principali media, non si può pensare che sia una delle solite sparate al fine di uno scoop.

Nel cervello infatti si trovano i centri nervosi vegetativi che regolano il desiderio e l' assunzione di cibo.

Già da molti anni si sapeva che esperimenti come la stimolazione elettrica di certe aree dell' ipotalamo, o la distruzione di certi nuclei dello stesso, producono gravi alterazioni a carico dell' appetito, ma le ultime scoperte ci mettono al corrente di ulteriori fatti più precisi e inquietanti.

Ci dicono, per esempio, che, quando si verifica un irresistibile desiderio per un cibo (che nasce proprio dall' abitudine allo stesso), si attivano nel nostro cervello vegetativo il nucleo caudato, l' ippocampo e l' insula,  cioè gli stessi centri cerebrali coinvolti nelle crisi di astinenza dei drogati.

In questo genere di esperimenti per verificare se, e in che modo, il cibo influenza questi centri, gli alimenti più testati, e che sembrano avere il maggiore effetto nel condizionare la biochimica cerebrale, sono, manco a farlo apposta, i cibi zuccherati, quelli salati e anche i grassi, che, una volta ingeriti, provocano, fra l' altro, il rilascio di dopamina, cui si deve la sensazione di gratificazione, e in alcuni casi, come quello dello zucchero, anche di oppiacei, analogamente a quanto avviene dopo l' assunzione di cocaina.

Alla luce di tutto ciò, i cibi sono da considerare dunque delle droghe potenziali a tutti gli effetti.

Capito adesso perchè è così difficile, a tavola, rinunciare a ciò che piace di più?

Meditate gente, meditate...



Chiusa la parentesi, secondo me alla base di questa faccenda su come regolarsi nei banchetti di fine anno, e come rimediare ai peccatucci di gola cui nessuno sembra resistere, c'è un equivoco di fondo dovuto ad un rapporto col cibo fondamentalmente distorto.

Secondo la mentalità comune, il cibo salutare si identifica col cibo noioso, quello che non gratifica il palato, così chi non è assillato da troppi chili da smaltire (perchè poi, in sostanza, a questo tutto si riduce, dato che difficilmente tutti gli altri problemi di salute vengono correlati a ciò che si mangia) non aspetta altro che  dare sfogo ai propri più nascosti desideri, e si sente legittimato  a farlo alla prima occasione che gli si presenta (che si verifica in genere in un contesto sociale, quale appunto le festività di fine anno).


Nessuno però sembra tener conto che la teoria della relatività si applica in tutti i campi e in tutti gli aspetti della nostra vita, e che le nostre preferenze e repulsioni non sono che lo specchio della nostra condizione interna. Ossia dei nostri squilibri cronici che ci trasciniamo dietro da anni (quasi sempre a nostra insaputa), e che sono a loro volta il risultato delle nostre abitudini e di ogni tipo di condizionamento culturale e fisiologico subìto dal momento della nascita (ma anche prima, se vogliamo dirla tutta) in poi.

In una persona che abbia raggiunto un equilibrio psico-fisico ottimale, ciò che piace dovrebbe coincidere con ciò che è utile al suo benessere e alla sua evoluzione, perchè questo è il nostro fine ultimo.

Io, per esempio,  non mi sento più dipendente da latte e derivati, come ero molto tempo fa, e  quando mi capita di passare davanti alla vetrina di una pasticceria non mi sento in preda ad irresisibili tentazioni, perchè so a cosa rivolgermi per la mia voglia di dolce (che comunque non è più impellente come una volta), senza dover per questo disturbare il mio equilibrio interno.

So cosa ho dovuto fare per arrivarci, e non è il risultato di un caso.

Perciò non può essere considerato "normale" provare irresistibile attrazione proprio nei confronti di tutto ciò che è deleterio, solo perchè lo fanno tutti. Perchè tutto questo non fa che bloccarci e farci regredire, e pertanto è in contrasto con l' ordine naturale.

A chiusura ho pensato di proporre un video dei Beatles molto pertinente a quanto appena detto. La canzone ivi contenuta, infatti, si intitola "Piggies" (Porcellini) ed è di George Harrison, il più filosofico e spirituale dei quattro.

Com' è facile intuire, si tratta di una satira al vetriolo sulla vita borghese, e più precisamente sui golosi, gli abbuffoni, che, come dice la canzone, si contano a frotte in ogni parte del mondo.

E' un delicato minuetto in perfetto stile settecentesco, con tanto di archi e clavicembalo a fare da contrasto col tema della canzone.

Anzi, sapete che vi dico? Crepi l' avarizia: Visto che siamo vicinissimi a Capodanno, non voglio badare a spese (?) e proporvene due versioni.

Buon video-ascolto dunque, e naturalmente... dato che ormai tutti dovrebbero sapere quanto il prossimo anno sia cruciale, buon 2012 a tutti!




Michele Nardella

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16 commenti:

  1. Hai detto bene: bisogna saper gestire l'aspetto psicologico e motivazionale. Ma proprio questa è la cosa più difficile: basta un approccio sbagliato e la persona che andrebbe guidata si allontana e rifiuta l'aiuto. Non sarebbe opportuno in certi casi in cui il rapporto con il cibo è particolarmente conflittuale l'aiuto di uno psicoterapeuta?
    Raffaella

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  2. Cara Raffaella,
    probabilmente l' aiuto di uno psicoterapeuta può essere una strategia utile in un certo numero di casi, ma, a mio parere, di solito non è fondamentale.
    L' uomo moderno è diventato sempre più complicato nel cercare le soluzioni più complesse, astruse e artificiose a problemi che potrebbero essere risolti in modo più semplice se si comprendesse l' ordine universale (il problema apparentemente incoercibile del dilagante sovrappeso ne è un eccellente esempio) e troppo spesso si vede mettere il carro davanti ai buoi.
    Quello che ci tenevo a far comprendere nel mio articolo è che alla base di certi comportamenti c'è un problema biologico (che la medicina ufficiale spesso ignora a causa della sua inadeguata concezione della realtà). E' la biologia che precede e condiziona la psicologia, perciò mi sembra più logico e pratico (e anche molto più economico)intervenire prima a quel livello.

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  3. .spero di riuscire a inserire questo commento....volevo aggiungere a quello che ha già detto raffaella che si, è vero che c'è un problema psicologico o di sbagliato rapporto con il cibo, ma anche disinformazione, cioè le persone che decidono di mangiare meglio e si mettono a dieta lo fanno quasi esclusivamente per un motivo di estetica, cioè vogliono dimagrire e basta, e non pensano che mangiando meglio possono oltre che dimagrire anche stare meglio !..... ciao rossana

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  4. sono riuscita finalmente a vedere i due video dei beatles che cantano "piggies"...! molto belli, complimenti, ma sai che non me la ricordavo quella canzone?...... bella e pertinente! ciao rossana

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    1. Bè, visto che ti è piaciuta tanto, ti dò anche il testo (piuttosto facile da tradurre):

      "Have you seen the little piggies crawling in the dirt?
      And for all the little piggies life is getting worse,
      always having dirt to play around in.

      Have you seen the bigger piggies in their starched white shirts?
      You will find the bigger piggies stirring up the dirt,
      always have clean shirts to play around in.

      In their styes with all their backing they don't care what goes around.
      In their eyes there 's something lacking,
      what they need's a damn good whacking.

      Everywhere there's lots of piggies living piggy lives,
      you can see them out for dinner with their piggy wives,
      clutching forks and knives to eat their bacon."

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  5. anche io, una volta disintossicata dai dolci, cominciando dal cacao che mi dava sfoghi poco graditi a diversi livelli, e quindi piano piano sono passata alla cioccolata bianca, che mi stuccava e allora ho smesso anche quella fino a che ho smesso di mangiare qualsiasi cosa provenisse pronda da mangiare dall'interno di una confezione chiusa! Quindi, ogni tanto, mangiavo qualche pasticcino preso dalla pasticceria di fiducia ( a Firenze ce n'è una che fa i bignè alla crema di nocciola che è divina!!! ci andava mia madre da ragazza e ogni tanto ci andavo anche io) anche se tre volte l'anno al massimo dato che non sono mai stata una mangiatrice di dolci, essendo cresciuta con un padre col morbo di gilbert e una sorella diabetica...
    adesso, anche se passo davanti ai dolci, la voglia dei suddetti è sempre maggiore rispetto al piacere di mangiarli. Insomma è una cosa psicologica! Di conseguenza non compro niente! Quelle volte che per sfizio ne compro uno, rimango sempre insoddisfatta... mentre se me lo preparo da solo, con miele, frutta e spezie, diventa veramente una droga! Insomma, a me la vera dipendenza è generata dalla frutta! Questo fa anche intendere che non se ne deve abusare!L'insulina viene prodotta anche per la metabolizzazione degli zuccheri della frutta! Dopotutto mia sorella quando è in ipoglicemia si mangia una mela!

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    1. Tieni presente però che il bisogno costante di soddisfare il sapore dolce, sia pure con la frutta, nasconde sempre qualche problema.
      E' sempre una delicata questione di equilibrio in quello che mangi.
      Quando la dieta è equilibrata sotto tutti i punti di vista (nel senso che tiene conto delle tue personali esigenze) non si prova alcuna particolare attrazione per niente.

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  6. Ma come si fa a confondere il dolce naturale della frutta, che è perfetto per la nostra fisiologia, con lo zucchero morto dei dolci che troviamo in pasticceria??? La distinzione, a mio avviso, è fondamentale!

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    1. Certo, ma non capisco che cosa c' entri con l' articolo.

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  7. Chiedo scusa: mi riferivo al commento di Sara e alla risposta che le hai dato.

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    1. Ah, adesso ho capito!
      Avresti però dovuto inserire il commento sotto l' intervento cui ti riferivi.

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    2. Giusto, chiedi ancora scusa! Per tornare all'argomento, credo che sia del tutto normale e naturale il bisogno di dolce. Purtroppo le cattive abitudini hanno sempre più spesso sostituito il dolce naturale e fisiologicamente perfetto della frutta, con surrogati malsani e dopanti, come lo zucchero raffinato e tutto ciò che lo contiene. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

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    3. ciao, ho visto dopo mesi il tuo comento e per caso. Io ho sempre mangiato molta frutta, e forse questo mi ha salvata dal mangiare peggio, ma ogni tanto cedevo al richiamo dello zucchero... bada bene: ogni tanto! Però quelle volte che cedevo era un disastro! Adesso che ne so di più (negli ultimi 6 mesi ho letto tante di quelle cose da aver acquisito maggior consapevolezza sul mio corpo e sull'alimentazione) comprendo il perchè del bisogno di zuccheri in generale (ero in gravidanza e ancora sto allattando, da 20 mesi) e della dipendenza da zucchero bianco in particolare, causata proprio da quel circolo vizioso tra insulina e zuccheri! E' bastato eliminarlo che dopo due settimane già era passato del tutto!

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    4. Grazie per la testimonianza.
      Saluti.

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  8. L'articolo è sempre attuale, ma assieme ai miei affetti, nel calore della famiglia, si condivide tutto, anche i pasticcini. :D

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  9. Ciao, Giancarla!
    Beh è una scelta comunque rispettabilissima, ma sono sicuro che tu abbia capito il senso dell' articolo.
    Buon fine anno!

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