sabato 29 ottobre 2011

Omeopatia sì, omeopatia no

presw Giugno 24th, 2010

Samuel Hahnemann, fondatore dell’omeopatia

Nel mio precedente post (il primo) avevo accennato alla stupidità come causa di molti dei mali che ci affliggono, e nell’ annosa diatriba che ancora si trascina tra fautori e detrattori dell’ omeopatìa credo di averne individuato sicuramente uno dei migliori esempi.

Lo spunto per parlarne è stato il dibattito del 25 maggio scorso, organizzato dalla Fondazione Corriere , fra il Dr. Christian Boiron , presidente dell’azienda leader nella produzione di farmaci omeopatici e  il più noto Prof. Silvio Garattini , fondatore e direttore dell’ Istituto Mario Negri (ricerche farmacologiche), conclusosi, come si poteva immaginare, con un … ”pareggio”( e quindi con un nulla di fatto ), fra freddezza e frecciatine  reciproche.

Premetto che non sono  un esperto in omeopatia, nè particolarmente interessato a schierarmi in suo favore, ma mi interessa parlare di questo fenomeno perchè emblematico di un certo modo assurdo e arrogante di rapportarci a tutto ciò che sembra dimostrare i limiti delle nostre convinzioni, di quelle che a noi sembrano certezze indiscutibili, e anche perchè il caso dell’omeopatia è solo l’aspetto più vistoso, quello di cui si parla di più, di un fenomeno più generale che riguarda tutte le medicine alternative   (e, se vogliamo, anche le dottrine esoteriche) , ancora considerate ufficialmente “stregonerie “.

I luminari della scienza, universalmente riconosciuti come i depositari per antonomasia della conoscenza (che però, è bene ricordare, non corrisponde a saggezza ), vorrebbero farci credere che l’umanità si è sempre divisa in due grandi categorie: da una parte ingenui, sprovveduti, babbei creduloni e soggetti suggestionabili (effetto placebo) e dall’altra ciarlatani, mistificatori, ben felici di poterli manipolare.

Non si tiene in alcun conto il fatto ( ovvio ) che la medicina non è nata con Galileo e che niente può resistere nel tempo se non ha fondamento solido ed indiscutibile.

Gli esempi che si potrebbero fare sono tanti, ma prendiamo l’ Ayurveda perchè è un sistema medico antichissimo con millenni di storia originario dell’ India, dove tuttora la maggior parte della popolazione vi ricorre ( tenete presente che  gli indiani sono circa un miliardo ), non essendo stata soppiantata dalla medicina occidentale moderna che vi si è andata ad affiancare.

Se poi consideriamo che questa interessantissima dottrina si sta diffondendo notevolmente anche  in occidente, e’ ragionevole pensare che sia tutto frutto di superstizioni e suggestioni?

Per inciso, voglio ricordare che uno dei medici attuali più famosi al mondo, Deepak Chopra , autore anche di numerosi libri   ed al quale si rivolgono molte celebrità, deve la sua fama proprio all’ Ayurveda, di cui può essere considerato uno dei massimi esperti .

Del resto anche noi in occidente abbiamo Ippocrate, notoriamente riconosciuto come “ il padre della Medicina ” (anche se personalmente non mi è mai stato molto chiaro il senso di questo appellativo), il quale, essendo vissuto più di duemila anni fa, non poteva  certo proporre una medicina “scientifica”, perciò qualcosa di valido deve necessariamente aver detto (e fatto) per essersi guadagnato tale fama.

Anche se per l’ omeopatia il discorso è diverso, essendo una scienza molto più giovane, rimane sempre il fatto, altrettanto oggettivo e significativo, che essa è praticata in cinquanta Paesi da migliaia di medici (e cioè professionisti con tanto di laurea, e non semplici naturopati), che solo in Italia ammontano a venticinquemila.


Tuttavia queste considerazioni dettate dal semplice buonsenso non trovano spazio nell’ambiente scientifico accademico, perchè … il cervello serve solo per analizzare, quantificare, misurare, confrontare e classificare.

Ma voler far credere, da parte dei rappresentanti della scienza ufficiale, nella loro ingenuità mascherata da furbizia , che così tanti omeopati riescono ad esercitare con successo la loro professione solo perchè sono tanto fortunati da incontrare in prevalenza pazienti che si lasciano facilmente suggestionare non è soltanto una ridicola assurdità, ma un vero e proprio insulto all’ intelligenza di tutte quelle persone che non usano il cervello solo per fare aride valutazioni razionalistiche, ma utilizzano anche le normali capacità di giudizio, il cosiddetto “buonsenso” ( che è qualcosa di più, penso ).

 Sfortunatamente il buonsenso non si insegna in nessuna università, perciò si può essere laureati anche senza possederne un milligrammo, e questo anche grazie al lavaggio del cervello che si subisce fin da piccoli con l’ educazione impartita nelle scuole fino all’università.

Se fosse così facile ottenere buoni risultati somministrando ai propri pazienti acqua fresca (come sono definiti ironicamente i farmaci omeopatici dai loro detrattori) , i medici allopatici potrebbero fare altrettanto, e magari fare a meno di studiare così tanto, prima all’università per ben sei anni, poi durante il tirocinio, per non parlare delle specializzazioni. Non vedo infatti perchè l’effetto placebo dovrebbe funzionare solo con l’omeopatia.

E come la mettiamo con gli animali ? E’ risaputo che son tanti i veterinari ad usare farmaci omeopatici per trattare soggetti (gli animali, appunto) che evidentemente non possono essere psicologicamente influenzabili.

Dunque il cosiddetto “effetto placebo” è solo una scusa per dare una plausibile spiegazione ad un fenomeno che non può più essere nascosto, ed è un vizietto che riappare puntualmente ogniqualvolta gli scienziati si trovano di fronte ad una guarigione che non sono in grado di spiegare.

Grazie a questo jolly, che viene tirato fuori dalla manica al momento opportuno, gli scienziati hanno sempre potuto salvare la faccia per il rotto della cuffia in tutte le situazioni di difficoltà, tanto… chi li può smentire?

(Io personalmente non ho mai creduto molto all’effetto placebo. Del resto penso che una spiegazione realmente scientifica non sia mai stata data, nè una risposta al perchè così tanti soggetti non si lasciano suggestionare ).

Ad ogni modo il vero problema è un altro ed è molto profondo, quasi un tabù, perchè di natura epistemologica.

L’argomento più ricorrente che viene tirato in ballo dai critici è che, a causa delle elevatissime diluizioni cui vengono sottoposti i principi attivi  che contraddistinguono i farmaci omeopatici, in pratica nel prodotto finale non è più riscontrabile una sola molecola della sostanza originaria.

Esiste però tutta una  letteratura reperibile su riviste scientifiche internazionali in cui si dimostra  che le diluizioni omeopatiche  hanno proprietà chimico-fisiche specifiche   e possono trasmettere informazioni di tipo elettromagnetico in grado di influenzare i sistemi viventi.

I preparati omeopatici perciò non sono “acqua fresca “, ma potenti attivatori biologici , ed è quello che dimostrano studi in vitro, come pure studi   clinici che il mondo accademico, pregiudizialmente ostile, si ostina ad ignorare.

E qui ci si scontra col primo scoglio duro: l' assioma che costituisce l’impianto teorico su cui poggiano la teoria e la prassi medica.

Già, perchè, anche se non lo si dice esplicitamente, sappiamo benissimo che per la scienza istituzionale le uniche cose che esistono sono quelle che si possono vedere, toccare e misurare, mentre il meccanismo con cui opera l’omeopatia è a livello non materiale, come  illustrato e ribadito da Thorwald Dethlefsen , psicologo esoterico e psicoterapeuta tedesco, nel suo libro “Il destino come scelta

In omeopatia non è la materia  a funzionare, ma l’informazione di cui essa è impregnata, perciò la prima funge soltanto da latore di informazione.

Dunque è proprio nel sistema concettuale della scienza ormai anacronistico il principale ostacolo alla comprensione di molti problemi nei quali si dibattono gli scienziati accademici e al dialogo fra esponenti di fronti opposti.

Per gli scienziati tutte le teorie per essere accettate devono sottostare ai criteri inerenti al loro paradigma, a quegli assiomi in base ai quali si può stabilire ciò che è possibile e ciò che non lo è, e discriminare il vero dal falso.

Questo paradigma, dato per scontato ed al quale si attribuisce un valore assoluto, è in realtà fortemente in crisi , avendo da tempo cominciato a mostrare i suoi limiti già nel campo della fisica, cioè l’ ambito certamente  ad esso più congeniale, come è stato evidenziato con argomenti scientifici inoppugnabili da Fritjof Capra (docente di Fisica all’ Università di Berkeley, California ) nella sua serie di saggi di filosofia della scienza pubblicati in numerose lingue . Gli scienziati tuttavia hanno continuato e continuano, imperterriti, a procedere sempre nella stessa direzione, dimostrando in questo di non essere affatto… scientifici.

Fin dai tempi di Galileo si è sentita la necessità di elaborare un metodo che offrisse precisione, certezza e valore oggettivo, in una parola, quello che si definisce rigore scientifico, nello studio dei fenomeni naturali, perciò dovevano essere esclusi dalle valutazioni tutti quei fattori immateriali, soggettivi o comunque non quantificabili che avrebbero creato complicazioni, ostacoli insormontabili e vanificato ogni tentativo di formulare una teoria.

Ma questo è solo un artificio, pur necessario allo scopo, essendo la realtà  molto più complessa delle semplici astrazioni e interpretazioni di cui gli scienziati si servono per darcene un’ immagine. Essa contiene sempre, in maggiore o minore misura, a seconda del campo considerato, qualcosa di indefinito, di imponderabile che non è integrato o integrabile nel sistema di valutazioni scientifiche e che costituisce il limite di qualsiasi teoria. Quello che  Friedrich Hegel, il noto filosofo, chiamava “la contraddizione “, il quale, in merito alla forza vitale diceva: “Quindi è vivo solo in quanto contiene la contraddizione in sè”.

Egli intendeva, riferendosi evidentemente agli organismi viventi, che questi ultimi, in quanto sistemi complessi inseriti in altri sistemi complessi (con cui si trovano ad interagire), hanno proprietà peculiari non riconducibili a concetti meccanicistici o chimici tipici della scienza e che possono rendere imprecise ed aleatorie le conclusioni degli scienziati. Queste proprietà, queste caratteristiche perciò non oltrepassano il filtro posto in corrispondenza del cosiddetto ”confine ontologico ” del sistema concettuale scientifico, come viene definito da Herbert Pietschmann, docente di Fisica Teoretica all’Università di Vienna.

 E’ il confine ontologico, definito proprio da quell’ insieme di postulati propri del sistema concettuale in vigore, a determinare le potenziali conoscenze a cui poter attingere, cioè la direzione in cui si muove la scienza, differenziandosi dal confine tecnologico,  ossia ciò che è  realizzabile grazie alla attuale tecnologia, che è poi tutto ciò che la scienza è costantemente impegnata ad ampliare .

Tutti i progressi della medicina infatti non portano alcun contributo alla comprensione  delle varie patologie  ( e tantomeno dei pazienti che ne sono affetti ), nel senso di capirne il significato profondo e  individuarne le vere cause e non il semplice meccanismo patogenetico, mentre tutte le conoscenze acquisite servono soltanto a fornire descrizioni dei fenomeni studiati, e soprattutto a mettere a punto stratagemmi (quasi sempre farmaci chimici) sempre più efficaci  a stroncare o a tenere sotto controllo determinati sintomi.

Altro punto critico nella metodologia scientifica particolarmente incompatibile coi principi dell’omeopatia è il criterio di riproducibilità di un fenomeno, per poterne verificare e confermare la veridicità. Dato che l’omeopatia non considera solo i sintomi, ma prima di tutto la costituzione e la condizione del paziente nella sua totalità , e che le condizioni di similitudine in cui debbono svolgersi gli esperimenti molto difficilmente sono riproducibili, non possono essere soddisfatti i requisiti imposti dalla scienza ufficiale, che parla evidentemente un altro linguaggio. Linguaggio che naturalmente si ritiene un valore assoluto, visto che lo si  impone come unico criterio di giudizio .

Insomma, l’ inesorabile avanzamento delle cosiddette medicine alternative non è certo casuale o il capriccio  di una moda, come a volte i soliti accademici insinuano, ma nasce dall’ esigenza di sopperire ai limiti di una scienza inefficiente perchè prigioniera di un sistema d’idee vetusto e ormai inadeguato a comprendere la difficile realtà odierna, rimasto (di fatto) immutato per ben quattro secoli.

Mi piacerebbe a questo punto sapere cosa  pensano i miei lettori  su questo argomento, e perchè i medici omeopati più autorevoli non si organizzano in qualche forma di protesta. Ma forse la risposta è più semplice di quanto si pensi, essendo inutile parlare a chi non capisce e non ha alcuna voglia di capire.

Concludo così con una frase tristemente laconica del fisico  Max Planck , uno dei padri della meccanica quantistica ( la branca moderna della fisica ), che mi sembra il miglior commento a quanto appena detto:

Di solito non succede che una nuova verità scientifica si possa affermare perchè i suoi oppositori si facciano convincere e si dichiarino illuminati, ma piuttosto perchè gli oppositori si estinguono lentamente e le nuove generazioni  sin da subito si abituano alla verità”. 

Michele Nardella 



     
One Comment to “Omeopatia sì, omeopatia no”
  1.   Daniele Barbarotto | Giugno 25th, 2010 at 5:16 pm e
    L’omeopatia funziona! Chi la osteggia è in perfetta malafede e lo sa benissimo!
    http://forum.alfemminile.com/forum/f124/__f1763_f124-L-omeopatia-funziona-centinaia-di-studi-lo-hanno-dimostrato-basta-polemiche.html

6 commenti:

  1. Da quando sono diventato vegetariano ho meno bisogno di farmaci.
    Quelli omeopatici li ho sperimentati a lungo su me stesso ed in alcuni casi ho ottenuto risultati INCREDIBILI: raffreddore da polline dissolversi in pochi attimi (Dulcamara); meteorismo dissolversi ugualmente in pochi istanti (Antimonium crudum); ghiandole linfali dolenti guarite in pochi minuti (Silicea).
    Altre volte ho provato senza successo, ma probabilmente non ho beccato il rimedio giusto. Poi ci sono le varianti soggettive da valutare...
    Insomma un universo che vale la pena esplorare!
    Francesco

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  2. La cosa incredibile dei medici che asseriscono che l'omeopatia ha semplicemente un effetto placebo, è che parlano senza averla mai provata! E nessuno intorno a loro l'ha mai provata.
    E' un discorso da bambini:
    non mi piace la mela, mi fa schifo.
    -L'hai mai provata?
    -No ma so già che mi farà schifo...
    stai sicuro che se la mangia gli farà schifo!

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    1. Bè, il discorso per l' omeopatia è un pò diverso, perchè non c'è bisogno di provarla personalmente per verificarla, potrebbero osservarne sperimentalmente l' efficacia su pazienti e animali.
      Ma loro si rifiutano pregiudizialmente di effettuare esperimenti che non rispettino i loro protocolli, nè hanno l' interesse a farlo, perchè rischierebbero di veder confermato quello che a loro non fa comodo.

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  3. Posso confermare l'efficacia sugli animali perché non essendoci un veterinario nella mia zona,li curo con l'omeopatia,basta rispettare la regola della similitudine,personalmente in passato ho avuto problemi di malattia che non sono riuscita a risolvere con i farmaci allopatici, sono guarita poi con l'omeopatia,devo dire che ho avuto la fortuna di avere una amica omeopata molto preparata!

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    1. Grazie, amica, per la tua testimonianza.

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